Julian Assange evita l'estradizione negli Stati Uniti, per ora
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Redazione Esteri
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Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, ha ottenuto un rinvio temporaneo della sua estradizione negli Stati Uniti. La decisione è stata presa il 26 marzo dalla corte di Londra che sta esaminando il suo caso. Assange è accusato dagli Stati Uniti di aver messo a rischio la vita di molte persone pubblicando informazioni segrete o riservate sulle operazioni militari o di intelligence in corso in vari paesi del mondo.
Il rinvio della decisione
La corte ha deciso di rinviare la decisione finale al 20 maggio. Questo rinvio offre a Assange la possibilità di presentare un ulteriore appello contro la sua estradizione.
La reazione della moglie di Assange
Dopo la decisione della corte, la moglie di Assange, Stella, ha chiesto perché le accuse non vengono ritirate. Ha sottolineato che Julian è stato in carcere per quasi cinque anni e che questo caso serve solo a intimidire i giornalisti in tutto il mondo.
Il verdetto finale
Il verdetto finale sul destino di Assange sarà pronunciato dai due giudici dell'Alta corte britannica. Sarà chiarito se sarà riaperto il processo o se sarà negato ogni ulteriore ricorso, aprendo così la strada all'estradizione negli Stati Uniti.
Assange, 52 anni, giornalista australiano e cofondatore di WikiLeaks, è stato incriminato negli Stati Uniti per 17 capi di accusa. La decisione della corte britannica è attesa con grande interesse da giornalisti e difensori della libertà di stampa in tutto il mondo.




