La Bce ha uno scudo per la Francia, ma lo userà solo se lo spread salirà
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Redazione Economia
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La domanda che gli operatori si pongono con insistenza, mentre osservano lo spread francese rispetto al Bund superare i 140 punti base e toccare i massimi da quattordici anni, riguarda l'eventuale intervento della Banca centrale europea a sostegno di Parigi. Il differenziale tra Oat e Bund ha sfiorato nelle scorse sedute quota 160 punti, un livello che non si vedeva dai tempi della crisi del debito sovrano del 2011, per poi assestarsi poco sopra i 140 punti. Il rendimento del decennale francese ha superato il 4,9%, avvicinandosi a massimi che non si registravano da oltre vent'anni.
Il Transmission Protection Instrument e i suoi paletti
Lo strumento a disposizione dell'Eurotower è il Transmission Protection Instrument, annunciato nel luglio del 2022 per contrastare dinamiche di mercato non giustificate dai fondamentali di un Paese e preservare la trasmissione della politica monetaria nell'area dell'euro. Il Tpi consente acquisti selettivi sul mercato secondario di titoli pubblici con scadenza residua compresa tra uno e dieci anni, senza limiti quantitativi prestabiliti.
L'attivazione, tuttavia, non è automatica: il Consiglio direttivo valuta una lista cumulativa di criteri di ammissibilità che comprende la conformità al quadro fiscale europeo, l'assenza di squilibri macroeconomici gravi, la sostenibilità del debito pubblico e l'adozione di politiche macroeconomiche sane e sostenibili. A questi si aggiunge una valutazione complessiva degli indicatori di mercato e di trasmissione, oltre a un giudizio di proporzionalità rispetto all'obiettivo primario della stabilità dei prezzi.
La posizione degli economisti e le attese del mercato
Matteo Ramenghi, chief investment officer di Ubs Gwm Italia, ha spiegato che nel breve termine potrebbero emergere ulteriori pressioni sui titoli di Stato francesi, con possibili ripercussioni su quelli italiani e sull'euro, ma non si aspetta una crisi di liquidità né un intervento imminente della Bce.
La Francia, ha aggiunto, è in deficit dal 1974 e negli anni recenti il disavanzo si è attestato intorno al 5% del prodotto interno lordo, ben lontano dalla soglia del 3% indicata dall'Unione europea, con una bozza di bilancio per il 2027 che prevede un deficit ancora al 5% nonostante un consolidamento da 54 miliardi di euro. Il nodo, secondo l'analista, non è tanto lo stock di debito, pari a circa il 115% del Pil, quanto la persistenza di deficit elevati che lascia prevedere una crescita incessante del debito.
Il rischio politico e le prossime scadenze
Sullo sfondo pesa anche l'incertezza politica legata alle elezioni presidenziali francesi della prossima primavera. Marine Le Pen, data in testa nei sondaggi, ha presentato un programma che prevede 140 miliardi di risparmi entro il 2032 e il ritorno del deficit sotto il 3% del Pil entro il 2030, ma il governo uscente ha definito le misure «incantatorie» e «inapplicabili».
Il ministro delle Finanze Roland Lescure ha annunciato che la Francia sta valutando l'emissione di nuovo debito a breve termine, definendola una mossa «strategica» in un momento in cui la domanda degli investitori è scossa dal deteriorarsi della situazione finanziaria nazionale. Moody's ha un rating Aa3 con outlook negativo sul debito francese e la revisione è attesa per il prossimo 23 ottobre, mentre il differenziale tra Oat e Btp ha toccato i 30 punti base, il massimo dalla nascita dell'euro.
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