Meloni: "Sulla sicurezza serve approccio più duro, c'è un problema di mentalità"
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Redazione Interno
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In un intervento televisivo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha sottolineato la necessità di un cambio di passo nelle politiche per la sicurezza, affermando che ciò che occorre è "un approccio più duro" da parte di tutti gli attori coinvolti. La premier, che ha parlato nel corso della trasmissione *Dritto e rovescio*, ha contestualmente messo in evidenza quella che definisce "una mentalità sbagliata", la quale finirebbe per ostacolare l'efficacia dell'azione di governo. Nel suo ragionamento, ha portato ad esempio un episodio che riguarderebbe un uomo arrestato ad Acerra, il quale, grazie a un provvedimento ritenuto molto efficace sul fronte della Terra dei Fuochi, era stato fermato dalle forze dell'ordine ma, poche ore dopo, si sarebbe trovato già in libertà. Un fatto simile, secondo l'esecutivo, dimostrerebbe come gli sforzi legislativi possano essere vanificati da prassi applicative che ne sminuiscono la portata.
Il caso dell'agente e lo spacciatore: un presunto doppiopesismo
L'argomentazione della capo del governo si è poi spostata su un altro fatto di cronaca, menzionato per illustrare quella che viene percepita come una disparità di trattamento. Meloni ha ricordato il caso di un agente che avrebbe sparato a uno spacciatore dopo che questi gli aveva puntato contro una pistola, rivelatasi in seguito essere carica a salve. L'agente, pur non potendo conoscere la natura dell'arma durante l'intervento, è stato indagato per omicidio volontario. Parallelamente, la presidente del Consiglio ha contrapposto questo scenario con un altro episodio, quello di Torino, in cui un uomo agli arresti domiciliari sarebbe stato indagato per violenza contro pubblico ufficiale dopo aver aggredito delle persone con un martello. "Ma perché, portarsi un martello da casa e prendere a martellate la gente non è tentato omicidio?", si è chiesta la premier, lasciando intendere una differenza di inquadramento giuridico che a suo avviso non sarebbe giustificata.
La critica a una "certa magistratura"
Proprio partendo da questi due esempi, la leader di Fratelli d'Italia ha espresso una critica netta, parlando esplicitamente di un "doppiopesismo di certa parte della magistratura". Questo atteggiamento, a suo dire, renderebbe "un po' difficile essere efficaci nella difesa della sicurezza dei cittadini", creando un ambiente in cui gli operatori della legge si troverebbero a operare con un timore eccessivo delle conseguenze giudiziarie delle proprie azioni. La posizione della premier, del resto, non lascia spazio a interpretazioni intermedie, poiché punta il dito su una presunta asimmetria nelle valutazioni dei magistrati, la quale finirebbe per indebolire la risposta dello Stato a comportamenti criminali di varia natura.
La risposta politica e il quadro generale
Nel corso dell'intervista, Meloni ha anche respinto l'idea che possa esistere una strategia politica mirata a impedire l'efficacia del governo per poi attribuirgli le colpe di eventuali fallimenti. "Non penso che esista una strategia per impedire che il governo possa essere efficace sulla sicurezza e poi prendersela con il governo, come sembra che delle volte la sinistra faccia", ha dichiarato, scartando dunque una lettura puramente di contrapposizione partitica. Il fulcro della questione, secondo la sua analisi, rimarrebbe quindi di natura culturale e applicativa, legato a una visione delle garanzie e dei procedimenti che, in alcuni casi, verrebbe a scontrarsi con l'esigenza di una risposta pronta e severa. L'invito finale è stato rivolto a tutti i livelli delle istituzioni preposte, affinché adottino un modus operandi più risoluto e coerente, senza il quale le iniziative legislative rischierebbero di perdere gran parte della loro forza deterrente.




