Spread in altalena con la guerra in Iran: cosa ci stanno dicendo i mercati

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Bastano poche, cangianti giornate di tregua apparente sul fronte mediorientale – e il mercato obbligazionario reagisce come fosse un organismo vivo, sospinto da aspettative che mutano più in fretta delle notizie ufficiali – per riportare lo spread tra i BTp e i Bund tedeschi su livelli quasi dimenticati. L’allentamento delle tensioni relative a un possibile conflitto allargato con l’Iran ha infatti innescato un calo del differenziale di una decina di punti base, pari a circa lo 0,10%, nell’arco di appena due sedute. Un movimento che, se letto a ritroso, restituisce il nervosismo accumulato nelle settimane precedenti.

La memoria breve del rendimento e il fantasma dello 0,63%

Alla fine di febbraio, quando la parola “guerra” era ancora un’ipotesi remota nei discorsi dei trader, i nostri titoli decennali rendevano appena lo 0,63% in più rispetto a quelli tedeschi. Un margine esiguo, che raccontava di un’Italia ritenuta sostanzialmente allineata al rischio dell’area euro. Per comprare BTp, allora, gli investitori chiedevano meno del 3,30%; la Germania, dal canto suo, offriva un rendimento del 2,65%. Poi il conflitto mediorientale ha riaperto le ferite della fiducia, e lo spread ha ripreso a correre.

La nuova corsa verso i 100 punti e la vulnerabilità italiana

Nelle ultime settimane, il differenziale si è riavvicinato pericolosamente a quota 100 punti base – soglia già toccata il 23 marzo – per poi assestarsi poco sotto, intorno ai 95. Un dato che da solo non dice tutto, perché a preoccupare non è tanto il numero secco quanto la dinamica: l’Italia, a differenza di altri paesi europei, ha mostrato una vulnerabilità più marcata alle oscillazioni dei mercati. La paura che il conflitto si trascini a lungo, alimentando uno scenario di stagflazione, sta colpendo con la stessa violenza tanto le azioni quanto le obbligazioni. Nessuno strumento finanziario, in questo frangente, sembra offrire un rifugio davvero sicuro.

Il rimbalzo cancellato e la notte silenziosa di Trump

Il recupero dei bond registrato nella giornata di mercoledì è già stato interamente annullato. Giovedì, i rendimenti dell’Eurozona continuano a salire: il Bund decennale vede il proprio costo di finanziamento aumentare di 4 punti base, arrivando al 3,03%; il BTp risale contestualmente al 3,92%. Pressione al rialzo anche sui Gilt britannici e sui T-bond statunitensi. “Dopo un forte rally nelle due sessioni precedenti – commentano gli economisti di Deutsche Bank – il sentiment del mercato si è deteriorato durante la notte”. Un peggioramento che, a loro avviso, trova una spiegazione precisa nell’atteso discorso di Trump, presidente degli Stati Uniti, tenuto nella notte. Il discorso, tuttavia, “non ha fornito praticamente nulla di nuovo sui possibili tempi o condizioni per porre fine alle ostilità contro l’Iran”. E così i mercati, rimasti in attesa di una parola definitiva, hanno ripiegato sulla cautela più ostinata.

Il rialzo dei rendimenti non concede tregua

La tensione, insomma, non accenna a diminuire. Il costo di finanziamento del Bund sale ancora di 3 punti base, attestandosi al 3,02%, e il BTp segue la stessa traiettoria. L’intera curva dei rendimenti europei si muove verso l’alto, trascinata dall’incertezza geopolitica e dall’assenza di segnali chiari da Washington. Quello che i mercati stanno dicendo, con il loro linguaggio nervoso fatto di rialzi improvvisi e altrettanto improvvisi cali, è che nessuna distensione è ancora credibile fino a quando non si concretizzerà un passo concreto verso la fine delle ostilità. Parole, anche se pronunciate dal presidente americano, non bastano più.

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