Il paradosso della cybersicurezza: perché le difese tradizionali non bastano più
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Redazione Economia
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Nel panorama digitale di oggi si consuma un paradosso inquietante. Mentre si investono miliardi in software protettivi sempre più avanzati, gli aggressori hanno abbandonato in larga parte l'uso dei virus tradizionali. A certificare questa tendenza è il CrowdStrike 2025 Global Threat Report, che rivela come il 79% degli attacchi rilevati lo scorso anno non abbia utilizzato alcun malware per l'accesso iniziale. Una percentuale in drammatica crescita rispetto al 40% del 2019.
L'evoluzione delle minacce e l'impatto dell'intelligenza artificiale
Gli attori malevoli preferiscono ora sfruttare vulnerabilità esistenti o carpire credenziali legittime, aggirando le difese perimetrali. Questa evoluzione è ulteriormente potenziata dall'intelligenza artificiale, che fornisce strumenti di automazione e analisi predittiva un tempo inimmaginabili. Di conseguenza, le operazioni di difesa non possono più essere solo reattive, ma devono trasformarsi in strategie complesse, paragonabili a dottrine militari digitali.
Il nuovo fronte caldo: la sicurezza delle identità digitali
In questo scenario, l'European Cyber Security Month di ottobre pone l'accento su un aspetto cruciale: la sicurezza delle identità digitali, sia umane che meccaniche. La superficie di attacco si è ampliata a dismisura, comprendendo ogni dispositivo connesso e ogni account di servizio automatizzato. La gestione degli accessi diventa dunque il nuovo fronte caldo, dove la posta in gioco è l'integrità dei dati e la continuità operativa delle infrastrutture critiche.
Le vulnerabilità evidenziate dalla cronaca nera
Le inchieste giudiziarie confermano questa analisi, con violazioni che sempre più spesso avvengono non attraverso codici maligni, ma sfruttando credenziali privilegiate rubate. Le indagini si concentrano sulla ricostruzione di come gli intrusi si muovano lateralmente dentro le reti, evidenziando l'inadeguatezza di un modello di sicurezza basato solo sul perimetro. La sfida non è solo tecnologica, ma anche culturale, richiedendo una vigilanza costante sulla sicurezza di ogni identità digitale.




