Arc Raiders, il prezzo e la svolta: come Helldivers 2 ha riscritto le regole dello sparatutto
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il mercato degli sparatutto online, un settore spesso conservatore nelle sue scelte commerciali, è stato scosso da una decisione che in pochi avrebbero scommesso di vedere. Arc Raiders, il Titolo sviluppato da Embark Studios, ha infatti abbandonato il modello free-to-play per il quale era stato concepito, optando per una distribuzione premium a pagamento. Una mossa, questa, che si è rivelata non solo coraggiosa ma anche straordinariamente profittevole, come dimostrano i dati che parlano di oltre dodici milioni di copie vendute e ricavi che superano i trecentocinquanta milioni di dollari. All'origine di una simile virata, dettata più da un'osservazione del panorama competitivo che da mere speculazioni interne, c'è l'inaspettato e travolgente successo di Helldivers 2, il quale ha dimostrato come un gioco cooperativo strutturato e ben realizzato possa trionfare con un prezzo di ingresso chiaro, offrendo un'esperienza completa senza i meccanismi tipici della monetizzazione aggressiva.
Il modello Helldivers 2 come faro
Il CEO di Embark Studios, Patrick Söderlund, ha confermato senza mezzi termini come il titolo di Arrowhead Game Studios abbia agito da catalizzatore per ripensare la strategia di Arc Raiders. L'osservazione del fenomeno, il quale ha conquistato milioni di giocatori con la sua formula PvE pura e la sua struttura da gioco da pagare una volta sola, ha convinto i vertici dello studio a scartare i piani originali. Quel che ne è seguito è stato un cambio di rotta radicale, culminato con il lancio, avvenuto alla fine di ottobre dello scorso anno, di un prodotto che costava quaranta dollari. Una scelta, va sottolineato, che ha permesso agli sviluppatori di concentrarsi sulla costruzione di un'esperienza solida e coerente fin dal primo accesso, senza dover dipendere da sistemi di monetizzazione pensati per prolungare artificialmente l'engagement o spingere acquisti ricorrenti.
La filosofia PvE al centro del progetto
Non è stato soltanto il modello di business a subire un'influenza esterna, poiché anche la direzione di gioco sembra essersi allineata a una certa filosofia. Arc Raiders, pur essendo tecnicamente classificabile come un extraction shooter PvPvE – dove cioè i giocatori possono trovarsi sia contro l'ambiente che gli uni contro gli altri – non intende infatti forzare la componente competitiva tra utenti. Gli sviluppatori hanno mostrato, attraverso le loro dichiarazioni e le scelte di design, una chiara predilezione per l'aspetto cooperativo contro l'ambiente controllato dal computer, lasciando che le interazioni con altri squadre rimangano un elemento possibile ma non l'obiettivo primario dell'esperienza. Una visione che, in un genere noto per la sua spietatezza competitiva, segna un punto di distinzione non trascurabile e che attira una fetta specifica di pubblico, quella che preferisce la collaborazione allo scontro diretto.
Oltre il videogioco: l'interesse di Hollywood
Il successo planetario del titolo, ormai divenuto un fenomeno culturale a sé stante, ha inevitabilmente attirato l'attenzione di altre industrie dell'intrattenimento. Embark Studios ha ricevuto, stando a quanto riportato, numerose proposte da parte di grandi studi cinematografici e di produzione televisiva di Hollywood, tutti interessati a esplorare il potenziale narrativo dell'universo di Arc Raiders per un adattamento in film o in serie. L'idea, per ammissione dello stesso capo dello studio, è vista con favore a patto che qualsiasi progetto futuro venga realizzato con la massima cura e fedeltà allo spirito del gioco. Sebbene al momento non esista nulla di concretamente in produzione, l'interesse rimane alto e concreto, aprendo scenari inediti per un franchise che ha saputo ritrovare la sua strada grazie a una scelta controcorrente.




