Ucraina, raid su Kiev e il deposito di munizioni: 37 vittime. La Cia prova ad aprire un trilaterale con Trump, Putin e Zelensky

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Quarto giorno consecutivo di raid sulla capitale ucraina, con la popolazione costretta a convivere con il suono costante delle sirene e la contraerea in azione per contrastare gli sciami di droni lanciati dalla Russia. Quasi 2.000 droni, oltre 1.600 bombe aeree e 31 missili di vario tipo sono stati utilizzati solo in questa settimana, secondo quanto denunciato dal presidente Volodymyr Zelensky, che ha parlato di una strategia chiara da parte di Mosca: mettere in ginocchio la popolazione e logorare le difese aeree.

Le autorità locali hanno confermato che nella sola notte tra venerdì e sabato si sono registrati molteplici allarmi, mentre i vigili del fuoco sono stati impegnati a domare incendi divampati in diverse zone della città, come nel quartiere di Holosiivskyi, dove un vasto rogo ha interessato un edificio non residenziale su una superficie di tremila metri quadrati.

L’attacco al deposito e l’inchiesta per negligenza

Il bilancio delle vittime dell’attacco più grave, quello che ha colpito un deposito di munizioni nella tarda serata di venerdì, è salito a 37 morti, con almeno 42 feriti, tra cui quattro bambini. L’esplosione, provocata da un drone russo, ha centrato un magazzino dell’esercito ucraino situato nel villaggio di Myla, nel distretto di Bucha, alle porte di Kiev, in un’area densamente abitata da civili.

La struttura conteneva proiettili, mine, esplosivi e droni, e le detonazioni successive hanno causato danni ingenti a circa 50 edifici residenziali, un ristorante e una struttura di assistenza per anziani e disabili, costringendo le autorità a evacuare centinaia di residenti. Di fronte alla dinamica dell’accaduto, il presidente Zelensky ha annunciato l’apertura di un procedimento penale per negligenza d’ufficio, sottolineando come non fosse ammissibile che un deposito di materiale bellico si trovasse in prossimità di abitazioni civili.

Il premier ucraino, Serhiy Koretskyi, ha parlato di "negligenza criminale", richiamando un precedente episodio simile avvenuto a Vyshneve, sempre nella regione di Kiev, dove un’esplosione aveva già causato vittime tra la popolazione, e ha assicurato che i responsabili saranno puniti. Le indagini sono state affidate alla Procura generale, al ministero dell’Interno e ai servizi di sicurezza, con l’obiettivo di accertare le responsabilità di chi ha autorizzato lo stoccaggio di munizioni in un centro abitato, un rischio che la guerra, ormai al suo quinto anno, non dovrebbe più consentire.

La missione della Cia e la proposta del trilaterale

Mentre i raid si intensificano, sul fronte diplomatico si registra un nuovo, importante tentativo da parte degli Stati Uniti per sbloccare una situazione sempre più drammatica. Secondo quanto riferito da Axios e ripreso da diverse fonti, il direttore della Cia, John Ratcliffe, durante una visita a Mosca all’inizio della settimana, avrebbe proposto un incontro trilaterale tra i presidenti Donald Trump, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky.

L’obiettivo della missione del capo dell’intelligence americana non era solo quello di proporre un vertice, ma anche di sondare il terreno e capire se i vertici dei servizi segreti russi, in particolare il capo dell’Svr Sergey Naryshkin e il direttore dell'Fsb Alexander Bortnikov, fossero disposti a fare pressioni su Putin per riprendere i negoziati.

Un tentativo estremamente complesso, come confermato dallo stesso portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ha chiarito come un simile incontro sia ipotizzabile solo per finalizzare accordi già raggiunti, e non per avviare un negoziato, definito un processo di mediazione "molto complesso". La proposta di un trilaterale non è nuova: in passato era già stata avanzata dall'amministrazione Trump, trovando il favore di Zelensky ma il netto rifiuto di Putin; ora, l’azione di Ratcliffe mira a ricreare le condizioni per un dialogo diretto, sebbene le distanze tra le parti restino ancora enormi.

La risposta di Mosca e l’intensificazione degli attacchi

Nonostante i segnali diplomatici, la strategia sul campo della Russia non sembra conoscere soste. Mosca ha difeso l’attacco al deposito di Myla sostenendo che il bersaglio conteneva componenti per droni a lungo raggio e propulsori, rientrando quindi a pieno titolo in un obiettivo militare.

Nelle stesse ore, il ministero della Difesa russo ha rivendicato attacchi contro i porti di Mykolaiv e Izmail, nonché contro altre strutture logistiche nella regione di Kiev, e ha annunciato che sono in preparazione attacchi massicci contro le infrastrutture energetiche ucraine, con l'obiettivo di rendere impossibile per la popolazione civile superare il prossimo inverno. Le parole del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, hanno confermato questa linea, ribadendo che gli attacchi su Kiev continuano in modo sistematico e che l’obiettivo è distruggere le infrastrutture militari e paramilitari.

Un’affermazione che stride con le immagini e le testimonianze dei danni riportati dalle abitazioni civili e dai centri abitati. Nella notte tra venerdì e sabato, la guerra ha colpito anche il territorio russo, con le autorità della regione di Rostov che hanno denunciato un "attacco massiccio" di droni ucraini, che ha provocato almeno sette feriti e danni a complessi residenziali, dimostrando come il conflitto continui a espandersi senza soluzione di continuità, alimentando una spirale di violenza che rende sempre più urgente e al tempo stesso difficile qualunque tentativo di mediazione.

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