Salvini convoca le compagnie petrolifere, aumenti carburanti ingiustificati

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha rotto gli indugi e ha annunciato per mercoledì prossimo, 18 marzo, una convocazione formale delle principali compagnie petrolifere operanti in Italia. L’incontro, che si terrà a Milano, arriva in un contesto di forte tensione sui prezzi alla pompa, con il diesel che in alcune città come Roma e Milano ha superato la soglia psicologica dei due euro al litro, toccando punte di 2,5 euro in modalità self-service. Una mossa, quella del vicepremier, che mira a fare chiarezza su quelli che definisce "aumenti ingiustificati" e a scongiurare quella che lui stesso non esita a definire una speculazione ai danni di cittadini e autotrasportatori. Il ministro, parlando con i cronisti a Roma, ha spiegato che non è tollerabile un rincaro di 50 centesimi per il gasolio, sottolineando come il petrolio che si acquista oggi provenga da partite vendute mesi fa, rendendo quindi poco credibile l’aggancio dei listini alle tensioni geopolitiche attuali.

Sul fronte delle misure economiche, la pressione sul governo sale da più parti. Le associazioni dei consumatori, tra cui Adoc, Assoutenti e Federconsumatori, hanno indirizzato una lettera alla presidente del Consiglio e al ministro delle Imprese per chiedere interventi immediati e strutturali. Le richieste, che si inseriscono nel dibattito sull’imminente decreto Bollette, puntano a una riduzione delle accise sui carburanti e dell’Iva sul gas, nonché a una rimodulazione dell’imposta sul valore aggiunto per i beni di prima necessità. Un coro di voci che invoca un piano straordinario contro la speculazione, con un rafforzamento dei poteri dell’Antitrust e della Guardia di Finanza per vigilare sulle politiche commerciali dei gestori.

Al centro del dibattito politico ed economico torna prepotentemente il meccanismo delle "accise mobili", uno strumento già utilizzato in passato, durante il governo Draghi, per calmierare i prezzi. Il meccanismo prevedrebbe una riduzione delle imposte quando i prezzi dei carburanti superano una certa soglia, compensando il maggior gettito Iva che lo Stato incassa proprio grazie ai rincari. Secondo le stime, l’attuale escalation dei prezzi sta garantendo all’erario un extragettito di circa 150 milioni di euro al mese, una somma che potrebbe tecnicamente finanziare un taglio delle accise di circa 4-5 centesimi al litro.

Tuttavia, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, hanno mostrato finora grande cautela, frenando l'entusiasmo per un ritorno immediato delle accise mobili. Meloni, in un recente intervento in Senato, ha motivato la prudenza spiegando che l’extragettito Iva registrato in questo breve periodo non sarebbe ancora sufficiente per garantire un taglio percepibile dai cittadini, suggerendo che il meccanismo andrebbe attivato solo di fronte a un aumento strutturale e duraturo. Urso, dal canto suo, ha definito la misura "inefficace e troppo costosa", ricordando che quando fu applicata nel 2022 costò all’erario quasi un miliardo di euro al mese. Una posizione, quest'ultima, che ha scatenato la reazione dell’Unione Nazionale Consumatori, secondo cui proprio grazie a quel taglio, l'inflazione venne temporaneamente arginata.

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