L'Italia aderisce alla banca dati globale sugli immobili di proprietà degli italiani all'estero
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Redazione Economia
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Il fisco italiano si appresta a ricevere, in maniera del tutto automatica, un flusso di dati dettagliati riguardanti gli immobili che i cittadini possiedono oltre confine. Questo radicale cambio di passo, che promette di accendere i riflettori su un patrimonio spesso opaco, è la diretta conseguenza dell'adesione dell'Italia al nuovo Accordo Multilaterale tra Autorità Competenti sullo scambio automatico di informazioni sugli immobili, sviluppato sotto l'egida dell'OCSE. Una dichiarazione congiunta, sottoscritta dal Ministero dell'Economia e delle Finanze insieme a quella di altri ventitré Stati, ha infatti sancito il via libera al meccanismo, salutato come un passo decisivo per colmare quelle lacune informative che, fino a oggi, hanno caratterizzato la tassazione degli asset non finanziari.
Un accordo a larghissima base per la trasparenza
L'intesa, siglata il 4 dicembre, vede una partecipazione ampia e trasversale, comprendendo, accanto all'Italia, nazioni come Belgio, Francia, Germania, Spagna e Portogallo, ma anche realtà extraeuropee quali Brasile, Sudafrica e Nuova Zelanda. L'obiettivo dichiarato è costruire una rete di sorveglianza fiscale pressoché ineludibile, nella quale le informazioni relative a case di proprietà o a redditi da locazione, generati al di fuori dello Stato di residenza del contribuente, circoleranno senza intoppi tra le amministrazioni aderenti. Ciò significa che i dati su un appartamento affittato a breve termine a Lisbona o su una villa di proprietà sulle coste greche, per fare degli esempi, finiranno direttamente negli archivi dell'Agenzia delle Entrate, senza bisogno di specifiche richieste.
Dalle rendite finanziarie ai beni materiali: l'evoluzione dello scambio
Se lo scambio automatico di dati relativi a conti correnti e prodotti finanziari esteri, noto come Common Reporting Standard (CRS), rappresenta ormai una realtà consolidata a livello globale, l'estensione di questo principio al settore immobiliare segna un'evoluzione di portata storica. Mentre i movimenti di denaro, infatti, possono essere in qualche modo celati attraverso strutture complesse, la proprietà di un bene materiale come un immobile costituisce un fatto oggettivo e più facilmente tracciabile. L'accordo, tecnicamente denominato IPI MCAA, si propone di rendere "prontamente disponibili" queste informazioni, trasformando ogni acquisto o investimento immobiliare all'estero in una operazione potenzialmente visibile ai fini fiscali del paese di origine.
Implicazioni per i contribuenti e scenari futuri
Le conseguenze per i possessori di tali beni sono di immediata comprensione: verranno meno gli spazi per omissioni dichiarative, volontarie o meno, riguardanti sia il possesso dell'immobile stesso, che potrebbe rientrare nella base imponibile di imposte patrimoniali, sia i redditi da esso generati. Il meccanismo, una volta a regime, non farà distinzione tra affitti di lunga durata e le più moderne formule di breve periodo, rendendo così trasparente un intero settore economico. Questo nuovo livello di cooperazione internazionale, che trova un parallelo nelle indagini giudiziarie dove lo scambio di informazioni tra autorità ha spesso risolto casi intricati di riciclaggio o frode fiscale, delinea uno scenario in cui la mobilità del capitale fisico sarà accompagnata da una pari mobilità di dati fiscali.




