Uno studio sfata il mito della ricarica rapida: ecco cosa logora davvero le batterie

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Per anni, una serie di convinzioni radicate ha dettato le nostre abitudini nella ricarica degli smartphone, generando un alone di ansia attorno a gesti quotidiani come lasciare il telefono in carica durante la notte o utilizzare un alimentatore particolarmente potente. Un esperimento empirico, portato avanti con tenacia per un biennio dal team cinese di HTX Studio, ha deciso di sottoporre queste teorie a una verifica stringente, analizzando il comportamento di quaranta dispositivi attraverso centinaia di cicli di ricarica. I risultati, che gettano una luce inedita sulla reale usura delle batterie al litio, smontano diversi luoghi comuni e indicano con precisione i veri fattori di stress per i nostri accumulatori di energia.

Il metodo e le variabili sotto esame

La ricerca, condotta su un campione che includeva sia modelli Android che iPhone, non si è limitata a un mero confronto tra ricarica lenta e rapida. Gli autori dell'indagine hanno voluto esaminare anche l'efficacia del cosiddetto "metodo ideale", tanto raccomandato da molti esperti, che prevede di mantenere il livello di carica della batteria rigorosamente entro una fascia compresa tra il trenta e l'ottanta per cento. Hanno così simulato, in un arco di tempo prolungato, le abitudini d'uso più disparate, monitorando con attenzione la capacità residua di ciascun dispositivo per quantificare il degrado delle prestazioni.

I veri responsabili del degrado delle prestazioni

Quel che è emerso dai dati, in maniera piuttosto netta, è che la tecnologia di ricarica veloce di ultima generazione, di per sé, non costituisce la minaccia principale per la longevità di una batteria. I circuiti di gestione integrati negli smartphone moderni, infatti, si sono rivelati più che capaci di amministrare i flussi di energia elevati senza causare un deterioramento significativamente superiore a quello prodotto da una ricarica tradizionale. I nemici dichiarati, quelli che incidono in modo tangibile sull'aspettativa di vita del componente, sono invece due: il calore eccessivo, che si genera durante il processo e che i produttori cercano di mitigare con sistemi sempre più avanzati, e l'abitudine di spingere la batteria verso cicli di scarica completi, portandola cioè a zero prima di riconnetterla alla presa di corrente.

Liberi di caricare come si preferisce

Anche la pratica di limitare la carica all'ottanta per cento, sebbene teoricamente benefica sul lungo periodo, non ha mostrato vantaggi così eclatanti da giustificare l'ansia di dover staccare il cavo al momento giusto. La differenza nella capacità residua tra i telefoni gestiti in questo modo e quelli caricati fino al cento per cento è risultata, alla fine del test, marginale. Questo suggerisce che, per la stragrande maggioranza degli utenti, l'impatto delle diverse strategie di ricarica sia meno drammatico di quanto si sia sempre pensato, restituendo una libertà d'azione che molti avevano perso, intimoriti dalla prospettiva di dover sostituire precocemente la batteria del proprio dispositivo.

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