La Denza Z9GT di BYD ricarica in meno di dieci minuti e i dubbi di BMW sulla ricarica ultra rapida

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La percezione, quella radicata negli anni in cui l’auto elettrica faceva i conti con soste interminabili davanti a colonnine lente, sta subendo una scossa tellurica. A provocarla è un costruttore cinese, BYD, che con il suo marchio premium Denza e il modello Z9GT ha presentato un dato capace di riscrivere i parametri del settore: meno di dieci minuti per una ricarica completa della batteria. Per essere più precisi – e il dettaglio non è secondario – ne bastano cinque, la metà, per raggiungere il settanta per cento della capacità del serbatoio di corrente. Un lasso di tempo paragonabile a quello di un rifornimento tradizionale, se non fosse che al posto della benzina scorrono elettroni. E proprio questa velocità, oggettivamente impressionante, ha acceso un faro non solo sull’innovazione, ma anche sulle resistenze che essa genera nel Vecchio Continente.

La sfida dei millecinquecento kilowatt

Il cuore della tecnologia messa a punto da BYD si chiama “flash charging” e si appoggia su una potenza erogata dalle colonnine che raggiunge i 1.500 kW. Per avere un termine di paragone, le stazioni ultra-veloci oggi più diffuse in Europa si attestano sui 350 kW. Il salto è talmente ampio da rendere il confronto quasi astratto, eppure il costruttore cinese sostiene che con questo sistema si possano aggiungere cinquecento chilometri di autonomia alla Denza Z9GT in appena cinque minuti. La stessa azienda ha già attivato cinquemila stazioni di ricarica in meno di un mese, un’espansione che parla da sola: non c’è solo un annuncio tecnico, ma una strategia industriale in marcia. L’obiettivo dichiarato, anche se non sempre esplicitato, è quello di abbattere l’ultimo grande preconcetto – i tempi lunghi – per rendere l’elettrico una scelta senza compromessi.

I dubbi di BMW e la guerra delle correnti

Non tutti, però, applaudono. Anzi, dalla Germania arrivano perplessità nette, e a esprimerle è un costruttore di primo piano come BMW. I tedeschi guardano con scetticismo a questa ricarica ultra rapida da 1.500 kW, sollevando dubbi che non riguardano la fattibilità tecnica in sé, ma piuttosto la sostenibilità per le batterie e la sicurezza dell’intero sistema. Senza entrare nel merito di dinamiche che appartengono ai laboratori di ricerca, il fronte europeo sembra aver preso posizione: la sfida lanciata da BYD è una bomba destinata a esplodere nel mercato, ma i costruttori del Vecchio Continente non intendono rincorrere a testa bassa. La loro cautela – e qui sta il paradosso – rischia di essere letta come un arretramento, mentre i cinesi alzano la posta senza sosta. Sviluppano in pochi mesi, producono a ritmi incessanti e innovano di continuo. Un passo più indietro, per BMW e per altri, può diventare un passo fuori dalla partita.

La corsa all’infrastruttura e il cambiamento delle abitudini

L’aspetto forse più rilevante, al di là della guerra dichiarata tra case automobilistiche, è ciò che questa tecnologia fa alle abitudini degli utenti. Per anni si è parlato di “ansia da autonomia”, e per altrettanti anni le infrastrutture sono state il tallone d’Achille della mobilità a batteria. Con la ricarica da nove minuti (o da cinque per il settanta per cento), il paradigma cambia. Non è più necessario pianificare le soste con ore di anticipo, né rassegnarsi ad attese che trasformano un viaggio in una sequenza di interruzioni. BYD, con la sua espansione rapidissima delle colonnine, ha capito che il futuro non si decreta con un comunicato stampa: si costruisce strada per strada, presa per presa. La Denza Z9GT, in questo quadro, diventa un laboratorio su ruote. E se i dubbi di BMW troveranno riscontro nei fatti, lo scopriremo solo quando migliaia di questi veicoli circoleranno davvero. Per ora, il dato è uno e pesa: meno di dieci minuti per il pieno. Un numero che abbatte preconcetti più di qualsiasi altra argomentazione.

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