Divieto social per i minori, il ban avanza in Europa e nel mondo. E l'Italia frena?
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Redazione Esteri
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Al G7 di Evian, in Francia, è risuonato forte l'appello per tutelare i minori dai rischi dei social network e dell'intelligenza artificiale, con novantacinque giovani di 19 Paesi che hanno presentato ai leader mondiali il cosiddetto "Manifesto della Gioventù" per invocare tutele che, a loro dire, "non possono essere lasciate solo nelle mani di aziende che sviluppano questi strumenti o agli adulti che non sono cresciuti con la presenza costante dell'Ia".
Mentre i capi di governo discutevano delle strategie da adottare, il Regno Unito ha compiuto un passo deciso in questa direzione, con il premier Keir Starmer che ha annunciato l'intenzione di introdurre una legge per vietare l'accesso ai social media a tutti i minori di 16 anni. Una mossa che si inserisce in un contesto globale già segnato dall'esempio australiano, dove il divieto per gli under 16 è entrato in vigore a dicembre del 2025, e che ora trova terreno fertile anche nel Vecchio continente, dove Francia e Spagna stanno accelerando i rispettivi iter legislativi.
Il modello britannico e le perplessità sull'applicazione
L'annuncio di Londra, che secondo il governo britannico potrebbe persino andare un po' oltre rispetto al provvedimento australiano, mira a colpire i colossi come TikTok, Instagram, Snapchat, Facebook e X, ovvero tutte quelle piattaforme il cui scopo principale è favorire l'interazione sociale. L'asticella è stata fissata a 16 anni, senza possibilità per i genitori di derogare al divieto, e il provvedimento dovrebbe essere operativo entro la primavera del 2027 dopo l'approvazione delle norme attuative prevista per la fine del 2026.
Tuttavia, se l'idea gode del sostegno di una larga fetta dell'opinione pubblica – nove genitori su dieci, secondo il governo, sarebbero a favore – la sua effettiva implementazione solleva più di un dubbio.
La vera sfida, infatti, risiede nella verifica dell'età, un problema tecnico che l'esperienza australiana ha messo in cruda luce: nonostante le sanzioni milionarie previste per le piattaforme inadempienti, l'autorità australiana per le comunicazioni ha ammesso che circa sette ragazzi su dieci, al di sotto dei 16 anni, continuano ad accedere ai profili, eludendo i controlli con sistemi semplici come l'autodichiarazione o l'uso di VPN.
Un campanello d'allarme che ha spinto la segretaria di Stato britannica per la Scienza e la Tecnologia, Liz Kendall, a chiedere a Ofcom, l'autorità per le comunicazioni, una valutazione urgente su cosa significhi un "sistema di accertamento dell'età altamente efficace", da pubblicare entro ottobre per informare il dibattito parlamentare.
L'Europa si muove, l'Italia resta in attesa
Se il Regno Unito accelera, il resto d'Europa non sta a guardare: la Francia, che ha fatto della protezione dell'infanzia una priorità della sua presidenza del G7, ha già approvato all'Assemblea Nazionale un disegno di legge per il divieto sotto i 15 anni, sebbene con la possibilità del consenso genitoriale, in attesa del via libera definitivo del Senato per essere operativo a settembre 2026.
Nella stessa direzione si muove la Spagna, dove il premier Pedro Sanchez ha innescato un duro scontro con Elon Musk promettendo di proteggere i ragazzi dal "Far West digitale" con un divieto fino a 15 anni e sanzioni personali ai Ceo delle piattaforme in caso di negligenza.
Un'ondata di restrizioni che ha già toccato Malesia e Indonesia, ma che in Italia sembra essersi arenata: nel nostro Paese, il divieto di accesso ai servizi digitali per i minori di 14 anni esiste già sulla carta, ma il ban per i social network è congelato da otto mesi, con il governo che pare aver caldeggiato una linea diversa, più gradita alle piattaforme, incentrata su multe ai genitori che non controllano i figli tramite parental control, piuttosto che sanzionare direttamente i colossi del web.
Il ruolo della Chiesa e le responsabilità condivise
In questo contesto di incertezze e accelerazioni, è intervenuto anche il vescovo John Arnold, responsabile per la comunicazione della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, che ha definito la sicurezza dei bambini e dei giovani nel mondo digitale una priorità assoluta, commentando come i giovani affrontino oggi pressioni aggravate da contenuti irrealistici e dannosi.
Nell'esprimere il proprio sostegno alla linea dura del governo britannico, il presule ha però ricordato come la protezione dei più piccoli sia una responsabilità condivisa che coinvolge genitori, scuole, governo e società intera, invitando tutti a collaborare affinché la dignità della persona umana rimanga al centro degli sviluppi tecnologici e legislativi.
Un richiamo che sottolinea come, al di là delle leggi e dei divieti, il problema dell'impatto dei social network sulle nuove generazioni richieda un approccio culturale e educativo che non può essere delegato esclusivamente ai legislatori o alle piattaforme.




