Chiesa, il “no” all’Italia e il recupero lampo: Slot lo rilancia col Liverpool

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sembrava chiusa in una spirale fatta di stop muscolari, panchine e gerarchie inamovibili, la stagione di Federico Chiesa – l’esterno che dalla Fiorentina passò alla Juventus e poi, con un salto che molti giudicarono azzardato, al Liverpool – invece adesso riapre i battenti proprio mentre la Nazionale italiana incassa l’ennesima bocciatura nei playoff mondiali. Il calciatore, convocato dal ct Rino Gattuso dopo due anni di assenza dal gruppo azzurro, aveva lasciato il ritiro di Coverciano quasi prima di cominciare: un «non se la sentiva», aveva spiegato il commissario tecnico, accennando a problemi fisici mai dettagliati del tutto. Nessuno, in quelle ore, parlò di infortunio grave; più che altro, si mormorava di una condizione precaria, di un affaticamento muscolare che avrebbe reso rischiosa una partecipazione agli impegni contro Irlanda del Nord e Bosnia.

Eppure, quel malessere – improvviso quanto opaco – sembra essere evaporato nel giro di pochi giorni. A dimostrarlo, le parole nette di Arne Slot, l’allenatore del Liverpool, in vista della sfida di FA Cup contro il Manchester City. Chiesa, ha annunciato il tecnico olandese, sarà regolarmente a disposizione per la ripresa degli impegni del club. Nessun accenno a dolori, nessun referto medico da gestire con cautela. Anzi: il giocatore si è regolarmente allenato con i compagni di squadra a Merseyside, mentre in Italia si consumava la «caporetto» di Zenica contro la Bosnia e le critiche piovevano a grappoli su chi, nella Nazionale, non aveva saputo reggere l’urto della doppia sfida.

Il paradosso di un’assenza che fa rumore

Il fatto, per molti versi paradossale, è che Chiesa non era nemmeno in campo con gli azzurri quando il gruppo di Gattuso ha fallito l’appuntamento con i prossimi Mondiali. Eppure, il suo nome è finito al centro del dibattito – e non certo per ragioni tecniche. «Convocato col Liverpool dopo il no all’Italia», hanno titolato molti osservatori, cogliendo un contrasto difficile da ignorare. Perché se davvero i problemi fisici erano tali da impedirgli di rendersi utile alla Nazionale, come mai ora – senza soluzione di continuità – si parla di lui come di un’arma pronta all’uso per una partita secca di coppa nazionale? La domanda, retorica solo in apparenza, ha alimentato una ridda di commenti social: «Mai più in Nazionale», hanno scritto alcuni tifosi, mentre altri si sono spinti oltre, parlando di scarsa motivazione o di una priorità troppo sbilanciata verso gli impegni di club.

Dall’altra parte, c’è un dato di fatto che pesa come un macigno. Chiesa, in queste due stagioni in Premier League, non è mai riuscito a imporsi nelle gerarchie di Slot. L’ex esterno di Fiorentina e Juventus ha collezionato minuti contati, partite da comparsa e qualche sporadica illuminazione – troppo poco per giustificare l’investimento fatto dal Liverpool. Il suo futuro, in questo senso, resta un rebus: alcuni lo danno vicino a un possibile ritorno in Serie A, anche se nessuna trattativa concreta è mai stata confermata. Quello che emerge, piuttosto, è l’immagine di un giocatore che fatica a trovare continuità e che, proprio quando sembrava ai margini del progetto, si ritrova al centro di una polemica inaspettata.

Tra giudizi social e scelte tecniche opache

La vicenda solleva, inevitabilmente, un interrogativo che riguarda il rapporto tra calciatori e rappresentativa nazionale. Non è un caso isolato, quello di Chiesa: negli ultimi anni diversi atleti hanno preferito defilarsi in occasione di raduni azzurri, adducendo motivi fisici che poi, a distanza di giorni, apparivano clamorosamente risolti. Gattuso, dal canto suo, ha cercato di proteggere il giocatore: «Non tutti siamo uguali», ha detto, lasciando intendere una sensibilità diversa, una soglia del dolore o della paura di ricadute non uguale per tutti. Ma le parole del ct, in un clima già infuocato dopo il doppio ko nei playoff, sono parse a molti come una copertura più che come una spiegazione.

I fatti, intanto, restano. Chiesa ha lasciato il ritiro; Chiesa non ha giocato con l’Italia; Chiesa si è rimesso a disposizione del Liverpool. Nessuna menzione, nei comunicati ufficiali del club, a visite approfondite o a programmi di recupero specifici. L’unica voce autorevole è stata quella di Slot, che l’ha incluso senza tentennamenti tra i convocabili per la gara contro il Manchester City. Una scelta che, per quanto legittima sul piano tecnico, alimenta il sospetto che il calciatore abbia gestito con un certo opportunismo la sua presenza in Nazionale – un sospetto, va detto, che al momento poggia solo su indizi cronologici e su una comunicazione volutamente vaga da parte dello staff azzurro.

Un futuro da decifrare, lontano dagli entusiasmi

Al di là delle polemiche, il nodo centrale della parabola di Chiesa resta legato alla sua condizione atletica e al ruolo che occupa – o non occupa – nei piani di Slot. Il Liverpool, in attacco, ha alternative di peso e una gerarchia piuttosto blindata; l’italiano, finora, ha raccolto più delusioni che soddisfazioni. La convocazione per la FA Cup potrebbe rappresentare una svolta, ma anche un’occasione per misurarsi con la pressione vera, quella del campo, senza più alibi legati a presunti acciacchi. In molti, tra i tifosi inglesi, si chiedono se Chiesa abbia davvero le gambe per la Premier League; tra quelli italiani, invece, la domanda è più secca: vorrà mai più indossare la maglia azzurra, dopo questa vicenda?

Per ora, nessuna risposta. La Nazionale ripartirà – chissà quando e con quale guida tecnica – da un fallimento che ha lasciato tracce profonde. Chiesa, dal canto suo, cercherà di dimostrare a Slot che il suo acquisto non è stato un errore. Ma lo farà con l’ombra lunga di un rifiuto che, per molti appassionati, resta difficile da digerire. Senza processi sommari, però, c’è solo un fatto: il giocatore era a Coverciano, poi non c’era più. E ora, miracolosamente, è pronto a scendere in campo contro il City.

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