Parigi, la magia dell'Haute Couture illumina i front row con vip e sogni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Con la tradizionale sequenza che vede la moda maschile fare da prologo, lunedì 26 febbraio Parigi ha acceso i riflettori sulla settimana più esclusiva, quella dedicata all’Haute Couture, la cui apertura è stata affidata, come di consueto, alla maison Schiaparelli. Daniel Roseberry, il direttore creativo, ha presentato una collezione ispirata a una visita alla Cappella Sistina di Roma, un viaggio visionario che ha trasformato la passerella in un bestiario fantastico, tra esplosioni alate, corna e code di scorpione come protesi artistiche, celebrando così l’apogeo di un saper fare artigianale che non rinuncia a una certa, calcolata, bizzarria. Quel tipo di estro sperticato, peraltro, che da sempre caratterizza la storia della casa e che, sebbene destinato a vestire pochissime, ha il potere di far sognare le molte che osservano da fuori, alimentando il mito di un’arte sartoriale senza confini.

Il teatro delle prime file e l'audacia degli ospiti

A rendere ancor più spettacolare l’evento, contribuendo a quell’aura di sogno che lo circonda, è stata la composizione del front row, dove numerosi ospiti d’eccezione hanno assistito allo show. Tra loro, figurava Teyana Taylor, autentica protagonista della serata per aver scelto un audace naked dress in pizzo nero, abbinato a una corona di gioielli di eccezionale preziosità, i quali, secondo i rumors circolati in quei giorni, sarebbero stati rubati anni addietro al museo del Louvre, un dettaglio che ha aggiunto un alone di mistero alla sua apparizione. Non sono mancate, ovviamente, altre presenze illustri: da Jennifer Lawrence a Deva Cassel, fino a Chiara Ferragni, la quale ha però mantenuto un profilo significativamente più basso rispetto al consueto, optando per una eleganza sotto tono.

Dalla provocazione alla favola: il carosello degli stili

Se Schiaparelli ha dunque puntato su provocazioni estreme e su un immaginario surreale, le altre maison hanno declinato il concetto di lusso secondo grammatiche differenti, offrendo alle vip in platea un ventaglio di possibilità stilistiche altrettanto ampio. C’è chi, come Chanel, ha preferito costruire un’atmosfera da favola, e chi, come Dior, ha sposato invece un’estetica casual chic, dimostrando come l’alta moda possa esprimersi attraverso registri narrativi diversificati, pur mantenendo intatta la propria aura di esclusività. Ciascuna di loro, d’altronde, ha vestito le celebrità invitate con creazioni della propria collezione, in una pratica ormai consolidata che trasforma le prime file in una sorta di passerella parallela, dove l’osservato osserva e, al contempo, viene a sua volta osservato, in un gioco di specchi che alimenta il ciclo della visibilità.

Glamour e personalità: le pagelle non scritte della cronaca

La cronaca mondana, com’è nel suo costume, ha stilato delle pagelle immaginarie per giudicare le apparizioni, assegnando simbolicamente voti alti a chi, come Demi Moore, ha interpretato alla perfezione uno spirito da Crudelia De Mon, e a chi, come la già citata Teyana Taylor, ha osato con carisma e sicurezza. Il tutto, mentre Parigi si confermava ancora una volta come il palcoscenico indiscusso di quest’ora glamour, capace di attrarre un corollario di star e di concentrare in pochi giorni l’essenza stessa di un sistema moda che vive di sogno, di perfezione tecnica e di una pianificata spettacolarizzazione, della quale i look indossati in prima fila costituiscono una parte integrante e non meno studiata di quelli che sfilano sulla passerella.

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