Fiorentina, Grosso resta ma è già all'ultima curva: tre partite per salvarsi
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Redazione Sport
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Siamo appena alla terza giornata del campionato di Serie A, ma per la Fiorentina il conto alla rovescia è già scattato. La sconfitta interna contro il Torino, la seconda consecutiva al Franchi, ha acceso un clima pesantissimo attorno alla squadra viola, che a questo punto della stagione può già guardare indietro e vedere un abisso. I tre ko in tre partite rappresentano il peggior avvio degli ultimi ottant'anni, un dato che non può essere archiviato come un semplice inizio in salita, e che ha costretto la dirigenza a fare i primi seri ragionamenti sulla posizione del tecnico Fabio Grosso.
La decisione della dirigenza: fiducia a tempo e nessuna dimissione
Nonostante i cori della Curva Fiesole che hanno intonato "salta la panchina", il messaggio arrivato dal vertice della società è stato chiaro: Grosso, per ora, resta al suo posto. Non c'è stata alcuna riflessione ufficiale per un esonero immediato, così come il tecnico, dal canto suo, ha escluso categoricamente l'ipotesi di rassegnare le dimissioni di propria iniziativa. Tuttavia, la fiducia accordata al mister non è illimitata e si inserisce in un quadro temporale ben preciso, legato a doppio filo con le prossime uscite.
La sensazione che filtra dagli ambienti di Palazzo Medici Riccardi è che la società abbia deciso di concedere un margine di manovra fino alla sosta per le nazionali, momento in cui verrà tracciata una linea definitiva: se la rotta non sarà stata invertita, allora le valutazioni sul futuro della panchina diventeranno inevitabili e concrete.
Il paragone con il passato e il dato che fa paura
Per comprendere l'entità della crisi, basta confrontare l'attuale andamento con quanto accaduto nella stagione precedente sotto la guida di Stefano Pioli. Dopo le prime tre gare dell'anno scorso, la Fiorentina vantava due punti in classifica, con due reti segnate e quattro subite: numeri tutt'altro che esaltanti, ma che oggi appaiono quasi come un miraggio. La squadra di Grosso, invece, è ultima in classifica a zero punti, con un solo gol all'attivo, un autogol regalato dal portiere del Torino Perri, e una difesa che ne ha incassati nove, cinque dei quali tra le mura amiche.
Questi numeri, asciutti e impietosi, fotografano una realtà che va oltre la semplice emergenza e che getta ombre lunghe sull'identità stessa del gruppo.
Il mercato pesa come un macigno e i nuovi acquisti non rendono
Ma il vero macigno, il peso che rende la situazione ancora più ingarbugliata di quanto non dica la classifica, è rappresentato dall'enorme investimento effettuato sul mercato estivo. La campagna acquisti era stata salutata con entusiasmo, ma al momento i tredici nuovi volti sono rimasti sostanzialmente in ombra, eccezion fatta per Pellegrino, il quale però ha inciso solo per il gol segnato, senza riuscire a trascinare la squadra.
Nessuno degli altri innesti, per ora, ha dimostrato sul campo di valere il prezzo del cartellino pagato, alimentando un senso di frustrazione che è palpabile tra i tifosi e che rischia di minare ulteriormente la fiducia nei confronti di un progetto che si sta rivelando ben più complicato del previsto. La contestazione finale dello stadio, con la squadra fischiata e il coro rivolto a Grosso, è stata la spia di una pazienza che si è già esaurita, anche se la società, almeno verbalmente, continua a escludere riflessioni immediate sul tecnico.
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