Crosetto smorza i toni sulla guerra e difende l'unità di governo
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Redazione Interno
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In un intervento che ha cercato di bilanciare realismo politico e necessità di coesione interna, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha preso le distanze dai toni più allarmistici che hanno caratterizzato, secondo la sua analisi, la comunicazione di molti esponenti della Nato e di leader europei. Pur senza negare i rischi concreti della guerra ibrida in corso, il ministro ha espresso un netto disaccordo con chi paventa attacchi militari imminenti contro l'Europa e l'Italia, un allarmismo che definisce poco prudente. La sua posizione, che ribadisce come abbia “sempre detto che l'Ucraina non può vincere la guerra”, si colloca in uno scenario internazionale mutato, segnato dalla presidenza di Donald Trump, il quale, osserva Crosetto senza mezzi termini, “fa ciò che l'Europa non fa”, evidenziando così un vuoto di iniziativa continentale che Roma non può ignorare.
Le tensioni in maggioranza e la battuta su Salvini
La complessa partita interna al governo è emersa con una nota ironica durante l’incontro con i giornalisti. Rispondendo a una domanda sul possibile voto favorevole di Matteo Salvini sul decreto per le armi all'Ucraina, Crosetto ha dichiarato: “Tutti che mi trattano come fossi lo psicologo di Salvini”. Una battuta che, al di là del sorriso, sottintende le tensioni che percorrono la maggioranza da settimane sulla posizione da adottare verso Kiev. Il ministro, però, ha immediatamente tentato di ricucire, giurando che in questi tre anni non ha mai avuto “una discussione o un problema” con il leader della Lega, nonostante questi abbia “sempre manifestato le sue idee” su alcuni temi specifici.
La linea unica e il ruolo di Meloni
La necessità di presentare un fronte compatto, in un momento delicatissimo per la politica estera italiana, è stata il cardine del suo discorso. “La direzione politica nel governo è una”, ha ribadito Crosetto, indicando implicitamente nella presidente del Consiglio l'unica fonte di indirizzo. Una linea, quella di Giorgia Meloni, che si sta rivelando sempre più difficile da mantenere, strette come sono le forze di maggioranza tra la necessità di tenersi vicine a Washington e Bruxelles da un lato, e le sensibilità più vicine a Mosca, o comunque contrarie a un ulteriore invio di armamenti, dall'altro. Una frizione che rischia di logorare l'esecutivo, costretto a navigare in acque internazionali sempre più agitate.
La visione per il Medio Oriente e oltre
Lo sguardo del ministro si è allargato anche al conflitto in Medio Oriente, dove ha delineato una prospettiva di lungo periodo, lontana da facili ottimismi. “La pace e la rinascita richiederanno tempi lunghi”, ha affermato, spiegando che l'impegno italiano è volto a creare le condizioni perché i popoli, dalla Palestina all'Ucraina, possano vivere in sicurezza. Un obiettivo che passa, nella sua visione, attraverso un percorso articolato: far cessare le guerre, trasformare le tregue in pace stabile e, infine, avviare una concreta rinascita economica. Un approccio che cerca di coniugare pragmatismo e una certa visione ideale, mentre i fronti di crisi moltiplicano le loro sfide.




