Neve di Natale sull'Appennino, una spolverata che rasserena il turismo
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Redazione Interno
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Una spolverata di neve, seppur leggera e confinata sopra i mille metri, ha imbiancato la Vigilia sull'Appennino parmense, regalando ai paesaggi del Lago Santo e della Sella del Marmagna quell'atmosfera da cartolina che molti associano al periodo festivo. I rami degli alberi, come si vede in alcuni video diffusi da appassionati e pagine meteo locali, sembrano di cristallo, avvolti da un silenzio luminoso che contrasta con il maltese che ha imperversato su buona parte della Penisola. Un'intensa perturbazione, attiva già dal 23 dicembre, ha infatti scaricato piogge copiose e favorito venti forti sul crinale, mentre in città è caduta prevalentemente acqua. La neve, che in località come Schia ha raggiunto una ventina di centimetri, non è paragonabile ai cumuli eccezionali dello scorso anno, ma ha comunque il potere di trasformare l'orizzonte e di accendere una speranza, quella di una stagione invernale generosa per un territorio montano che punta molto sul turismo della neve.
Il quadro meteo tra passato e presente
La perturbazione, che ha mantenuto in allerta arancione diverse zone dell'Emilia Romagna, si è manifestata con caratteristiche diverse a seconda della quota, portando quel fenomeno misto di pioggia e neve che spesso caratterizza le prime avvisaglie invernali. Se la coltre bianca, come testimoniano le immagini da Tizzano, Palanzano e Valditacca, ha creato scenari di rara suggestione, la sua tenuta al sole rimane una questione aperta, legata all'andamento delle temperature dei prossimi giorni. Gli esperti, analizzando i modelli, si interrogano sulla possibilità che questo primo assaggio possa consolidarsi, gettando le basi per l'apertura degli impianti sciistici che, al momento, non dispongono ancora di una base sufficiente per battere le piste. La neve, quindi, è per ora uno spettacolo effimero, ma non per questo meno significativo per chi abita o frequenta quelle montagne.
Un contesto di crescita per il settore
Questo arrivo, seppur timido, del bianco si inserisce in un quadro economico per il turismo montano che mostra segnali incoraggianti. I dati provvisori, elaborati dall'Istat e riferiti ai comuni dell'Appennino emiliano-romagnolo, parlano infatti di una crescita delle presenze nei primi dieci mesi del 2025 pari al 12,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Un incremento trainato soprattutto dai visitatori italiani, cresciuti di quasi il quindici per cento, mentre quelli stranieri hanno fatto registrare un più contenuto ma comunque positivo +7,2%. La crescita ha interessato tanto le strutture alberghiere che quelle extra-alberghiere, quest'anno monitorate con maggiore precisione grazie all'introduzione del codice identificativo nazionale, il Cin. Comprensori come quello del Cimone e del Corno alle Scale, riferiscono di prenotazioni in rialzo, segno di un'attesa che la natura, ora, comincia a soddisfare.
L'equilibrio fragile della montagna
La bellezza di questi paesaggi innevati, tuttavia, convive con una realtà fatta anche di sfide e di cronache che ne raccontano la fragilità. Le forze dell'ordine sono spesso impegnate in attività di soccorso e controllo del territorio, mentre la magistratura porta avanti inchieste, alcune delle quali di grande rilevanza, che riguardano reati ambientali o fatti di sangue accaduti in aree isolate. Questi eventi, trattati con il massimo rispetto per le vittime e per le indagini in corso, disegnano il profilo di una montagna viva, abitata, che non è solo meta di escursioni ma anche teatro di storie complesse, dove il lavoro investigativo procede tra mille difficoltà, cercando verità spesso sepolte sotto strati di silenzio non meno spessi della neve.




