Bolzano è la città più cara d’Italia, Trentino la regione con i rincari maggiori

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Istat ha diffuso i dati territoriali sull’inflazione di giugno, elaborati dall’Unione Nazionale Consumatori, che fotografano un’Italia divisa tra chi affronta aumenti insostenibili e chi, invece, riesce a contenere gli effetti del carovita. In testa alla classifica delle città più care c’è Bolzano, dove l’inflazione tendenziale, pari al +2,3%, si traduce in una spesa aggiuntiva di 763 euro l’anno per una famiglia media. Un dato che, seppur non il più alto a livello nazionale – è condiviso con Belluno e Napoli – diventa il più pesante per i portafogli, a causa del costo della vita già elevato.

Non mancano però sorprese nel resto del Paese. Se il Trentino-Alto Adige si conferma la regione con i rincari più consistenti, a livello urbano spiccano Rimini e Venezia, entrambe sul podio delle località dove la vita costa cara. All’opposto, Pisa si distingue come la città più virtuosa, con un’inflazione contenuta e una spesa familiare sotto controllo.

I prezzi dei beni alimentari continuano a salire, confermando una tendenza che ormai da mesi mette in difficoltà le famiglie. A Udine, dopo due mesi di calo, l’indice dei prezzi è risalito dello 0,6% su base mensile e del 2,1% su base annua, con i servizi ricettivi e di ristorazione in netta crescita (+4,7% mensile, +7% annuo). Un segnale che, se da un lato riflette la ripresa del turismo, dall’altro pesa su chi deve far fronte a spese quotidiane sempre più alte.

In Basilicata, l’Adoc lancia l’allarme: «Rincari folli sui beni di prima necessità, famiglie a rischio povertà». L’Istat ha registrato un ulteriore +2,8% per alimentari e prodotti ad alta frequenza d’acquisto, un dato che colpisce chi già fatica ad arrivare a fine mese. «Non parliamo di lussi, ma di pane, pasta, detersivi – beni essenziali che diventano sempre meno accessibili», sottolinea l’associazione.

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