L’altruismo di Giusy Lucente, travolta mentre soccorreva una motociclista sulla tangenziale di Bari
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Redazione Interno
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La tragedia che ha spezzato la vita di Giusy Lucente, 41enne di Sammichele di Bari, madre di tre figli, è una di quelle storie che lasciano un segno profondo, non solo per la crudeltà del destino ma per il gesto di generosità che l’ha preceduta. Era con il marito Vito, viaggiavano in auto sulla Statale 16, all’altezza della Tangenziale di Bari, quando si sono imbattuti nelle conseguenze di un incidente: una moto con due giovani a bordo era entrata in collisione con un’automobile. Senza esitare, la coppia ha accostato per prestare aiuto, ignara che quell’atto di solidarietà si sarebbe trasformato in una trappola mortale.
Mentre Giusy si avvicinava alla motociclista ferita, un’altra vettura, un Suv guidato da un ottantenne, è piombata sulla scena travolgendola. L’impatto è stato fatale: la donna è morta sul colpo, mentre il marito, pur riportando ferite, è sopravvissuto. La dinamica, ricostruita dagli agenti intervenuti, ha spinto la Procura ad aprire un fascicolo per omicidio stradale, anche se al momento non è chiaro se il conducente del Suv abbia commesso errori o violato limiti di velocità.
Quello che emerge con forza, oltre al dolore per una vita stroncata troppo presto, è il ritratto di una persona che non ha voltato lo sguardo davanti all’emergenza. Giusy, come testimoniano i familiari e chi la conosceva, aveva un’indole altruista, una di quelle persone che "non stanno a guardare", come ha detto qualcuno dopo la notizia. La sua scelta di fermarsi, seppure pagata a caro prezzo, è un monito sul valore del senso civico, spesso evocato ma raramente praticato con tale immediatezza.




