Ryanair chiude la base di Berlino: sette aerei in fuga dalle tasse «troppo alte»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La compagnia aerea low cost irlandese Ryanair, come era stato anticipato nei mesi scorsi e nonostante le interlocuzioni con le autorità locali, ha ufficializzato una decisione che ridisegnerà in maniera significativa la connettività aerea della capitale tedesca per la prossima stagione invernale. Al termine della stagione estiva Iata, con data di effetto fissata per il 24 ottobre, il vettore chiuderà la propria base operativa presso l’aeroporto di Berlino Brandeburgo, trasferendo altrove i sette aeromobili che vi erano stanziati. La scelta, comunicata ufficialmente e confermata anche attraverso la notifica interna ai piloti e al personale di cabina, è stata giustificata dall’amministratore delegato di Ryanair DAC, Eddie Wilson, con un preciso argomento: il peso insostenibile delle tasse aeroportuali e dei costi operativi in Germania, aggravato dall’ennesimo annuncio di un rincaro del 10 per cento delle tariffe dello scalo – un aumento che si aggiunge a una crescita già del 50 per cento registrata nel periodo successivo alla pandemia.

Il peso dei costi e la contrazione del traffico nella capitale tedesca

Da un’analisi dei numeri forniti dalla stessa compagnia, emerge un quadro di profonda difficoltà per il mercato dell’aviazione tedesco, che ormai da tempo i vettori low cost descrivono come poco competitivo. Se si considera che il traffico passeggeri dell’aeroporto di Berlino è crollato dai 36 milioni del 2019 ai 26 milioni del 2025 – una flessione del 30 per cento – la decisione di aumentare ulteriormente i costi di accesso è apparsa agli occhi dei manager irlandesi come un controsenso economico. Le sette aerovie, che attualmente garantiscono un traffico annuo di circa 4,5 milioni di passeggeri sulla città, verranno riallocate lontano dalla Germania, dove invece i governi locali hanno adottato politiche fiscali opposte. A beneficiare di questo spostamento, come annunciato dall’azienda, saranno paesi che hanno abolito o ridotto significativamente le tasse sul trasporto aereo: Italia, Svezia, Slovacchia e Albania riceveranno quindi un incremento di capacità, accogliendo i velivoli che lasceranno Berlino.

Un piano di riorganizzazione che guarda al resto d’Europa

Questa mossa, per quanto di impatto rilevante, non significa un abbandono totale della capitale tedesca da parte della compagnia: Ryanair continuerà a operare voli da e per Berlino, ma utilizzando aeromobili provenienti da altre basi europee, il che si tradurrà in una riduzione dell’offerta stimata intorno al 50 per cento, con un passaggio dai circa 4,5 milioni di posti annuali a soli 2,2 milioni a partire dal 2027. In un contesto più ampio, quello appena annunciato si inserisce in una riorganizzazione estesa del network europeo: analoghe pressioni sui costi hanno spinto il vettore a ridurre o sospendere diverse tratte, in particolare quelle verso il Portogallo e le isole Azzorre, ma anche verso altri scali di Francia, Spagna e Belgio, dove le politiche sui diritti aeroportuali sono state giudicate penalizzanti. Dopo la chiusura delle precedenti basi a Francoforte, Dusseldorf e Stoccarda – dove erano andati persi 13 aeromobili – quella di Berlino rappresenta l’ennesimo passo dello smantellamento della presenza strutturata della low cost in Germania.

Le reazioni ai vertici dell’aviazione e le prospettive occupazionali

Eddie Wilson, nel comunicato ufficiale che ha annunciato l’intenzione di chiudere la base, ha parlato di un’“aviazione tedesca in collasso”, sottolineando come non esista una strategia nazionale per ridurre il carico fiscale e tarifario nonostante i ripetuti allarmi lanciati dall’industria. Per i circa 200 lavoratori (tra piloti e assistenti di volo) direttamente impiegati sulla base di Berlino, la società ha già avviato le procedure di consultazione e ha garantito la possibilità di ricollocazione in altre sedi della vasta rete europea del gruppo, evitando così, sulla carta, licenziamenti secchi. L’operazione, dal punto di vista operativo, vedrà i sette Boeing 737 attualmente registrati in Germania prendere il volo verso scali più convenienti; non è chiaro se e quali rotte specifiche verranno cancellate dal listino voli invernale, ma il dado è tratto: la capitale tedesca perderà un pezzo importante del suo traffico a basso costo, mentre altri paesi europei si aggiudicano una fetta del mercato semplicemente applicando ai voli tasse più basse.

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