La Cina vara il quindicesimo Piano quinquennale tra sfide globali e scommessa sull’intelligenza artificiale
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Redazione Economia
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Il 2026 rappresenta per la Cina un crocevia fondamentale, segnando l’avvio ufficiale del quindicesimo Piano quinquennale, la cornice strategica che delineerà le politiche di Pechino fino al 2030. In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e da una guerra commerciale con gli Stati Uniti che non accenna a placarsi, con il presidente Trump determinato a mantenere alta la pressione tariffaria, il governo cinese ha scelto la via del realismo, fissando un obiettivo di crescita del Pil per l'anno in corso tra il 4,5 e il 5%. Si tratta del target più basso dagli anni Novanta, escludendo il periodo pandemico, e rappresenta un aggiustamento al ribasso rispetto al "circa 5%" degli ultimi tre anni, un segnale chiaro di come Pechino stia mettendo al primo posto la qualità e la stabilità dello sviluppo piuttosto che la quantità.
L'annuncio, arrivato dal premier Li Qiang durante la sessione annuale dell'Assemblea nazionale del popolo, è stato accompagnato da una serie di misure fiscali e monetarie che, pur mantenendo un'impronta espansiva, non configurano uno stimolo massiccio. Il deficit di bilancio è stato confermato intorno al 4% del Pil, mentre l'inflazione al consumo è attesa anch'essa intorno al 2%, un livello che gli analisti interpretano più come un tetto massimo che come un obiettivo da raggiungere, viste le persistenti pressioni deflazionistiche e la debolezza della domanda interna. La decisione di puntare su una forchetta di crescita più flessibile, come spiegano alcuni osservatori, offre ai policy maker lo spazio necessario per manovrare le leve strutturali, concentrandosi sulla ristrutturazione industriale e sul controllo dei rischi, in particolare quelli legati al settore immobiliare e al debito degli enti locali.
La strategia industriale: l’integrazione profonda dell’intelligenza artificiale
Il vero motore su cui la Cina intende puntare per i prossimi anni non è però solo la spesa pubblica o le infrastrutture tradizionali, bensì l'innovazione tecnologica. Il ministro dell'Industria e dell'Information Technology, Li Lecheng, ha ribadito l'obiettivo di accelerare l'integrazione dell'intelligenza artificiale nel tessuto economico e sociale attraverso il programma “AI Plus”. Lanciato nell'agosto del 2025, questo piano decennale non mira tanto a inseguire l'Intelligenza Artificiale Generale in sé, quanto a diffondere l'adozione di agenti e sistemi intelligenti in tutti i settori, dalla manifattura all'agricoltura, dalla sanità ai servizi. L'ambizione, come emerso anche in recenti forum internazionali, è quella di raggiungere un tasso di penetrazione del 70% entro il 2027, trasformando l'IA da tecnologia di frontiera a vera e propria infrastruttura dell'economia.
Questa spinta all'adozione massiccia dell'IA si basa su alcuni punti di forza specifici del modello cinese, che includono un mercato domestico vastissimo e una struttura manifatturiera unica al mondo, capaci di generare quantità enormi di dati e scenari di applicazione reali. Aziende come Moonshot AI hanno dimostrato come, in questo contesto, si possano ottenere performance paragonabili a quelle dei laboratori statunitensi utilizzando solo una frazione delle risorse computazionali, grazie a un approccio che privilegia l'efficienza ingegneristica e la ricerca fondamentale. L'ecosistema delle imprese tecnologiche, molte delle quali promuovono modelli open-source, sta contribuendo a ridurre i costi e a democratizzare l'accesso all'IA, un fattore cruciale per una diffusione che vuole essere capillare e non lasciare indietro interi comparti produttivi.
Le sfide di un’economia in transizione
Nonostante le ambizioni tecnologiche, il quadro economico complessivo presenta elementi di fragilità che il nuovo Piano quinquennale dovrà necessariamente affrontare. I dati relativi all'anno appena concluso, il 2025, mostrano un'economia che è cresciuta del 5%, ma che ha continuato a scontare una crisi profonda nel settore immobiliare, con investimenti in caduta libera, e una fiducia dei consumatori rimasta debole. La deflazione incombe, con i prezzi alla produzione in calo e le aspettative di inflazione al consumo ancorate a livelli molto bassi, sintomo di una domanda interna che non riesce a decollare nonostante gli sforzi del governo.
Il contesto esterno non è meno complesso. Le misure protezionistiche volute dall'amministrazione Trump e le tensioni in Medio Oriente aggiungono incertezza a un sistema economico globale già provato. In questo scenario, Pechino sembra aver scelto una strategia prudente: da un lato, si impegna a stabilizzare le aspettative di famiglie e imprese, per esempio con l'obiettivo di creare oltre 12 milioni di nuovi posti di lavoro urbani e mantenere il tasso di disoccupazione intorno al 5,5%; dall'altro, continua a investire pesantemente nella ricerca e sviluppo, con l'obiettivo di aumentare la spesa in R&S di almeno il 7% annuo nel corso del piano, per rafforzare l'autosufficienza tecnologica in settori chiave come i semiconduttori, da sempre tallone d'Achille del sistema paese.
L’alba di una nuova era produttiva
Già oggi, in molte fabbriche e distretti industriali cinesi, l'impatto dell'“AI Plus” è tangibile. In settori tradizionali come l'acciaio o l'industria farmaceutica, l'implementazione di sistemi intelligenti sta ottimizzando la logistica, riducendo i tempi di pianificazione della produzione da giorni a minuti e aumentando la produttività in modo significativo. Non si tratta, come sottolineano gli esperti, di una sostituzione secca dei vecchi comparti, ma di un loro rinnovamento profondo per aumentarne la resilienza e la competitività globale. Il nuovo ciclo di pianificazione quinquennale, dunque, sembra voler coniugare la necessaria stabilità macroeconomica con una visione di lungo periodo che vede nella piena digitalizzazione e nell'integrazione pervasiva dell'IA la chiave per superare la trappola del reddito medio e consolidare il proprio ruolo di superpotenza tecnologica, in un confronto sempre più serrato con gli Stati Uniti.




