Maltempo a Roma, la Capitale in ginocchio per l’acqua: sottopassi cancellati e viabilità in tilt tra incuria e infrastrutture al collasso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’onda di piena, quella che si porta via detriti e asfalto, ha inghiottito Roma giovedì 12 febbraio 2026, trasformando la viabilità ordinaria in un labirinto di corsie interdette e percorsi alternativi rivelatisi, fatta eccezione per qualche isolato superstite, ugualmente impraticabili. La perturbazione atlantica, alimentata da un flusso occidentale particolarmente aggressivo, non ha concesso tregua dal primo mattino, saturando la rete fognaria e riportando a galla – ed è il caso di dirlo – la cronica fragilità idraulica della Capitale. L’allerta gialla diramata dalla Protezione Civile, più che un avviso, ha assunto le sembianze di una sentenza attesa: i temporali sparsi, accompagnati da attività elettrica e raffiche di vento, hanno rapidamente messo in crisi interi quadranti cittadini, dalla Magliana a Tor Cervara, con i sottopassi, quei punti di sutura tra un quartiere e l’altro, che si sono trasformati in trappole silenziose -1-4.

Se il nubifragio rappresenta la causa scatenante, a emergere con chiarezza è piuttosto l’effetto moltiplicatore di una manutenzione assente. La denuncia, puntuale e priva di retorica, è arrivata dal Municipio XI, dove l’acqua non si è limitata a invadere il mercato rionale del Trullo – allagando i banchi della frutta e costringendo gli ambulanti a gettare la merce – ma ha violato l’aula consiliare. L’assemblea pubblica, luogo simbolico della rappresentanza, è stata sommersa: il consigliere Marco Palma ha utilizzato termini netti per descrivere l’accaduto, sottolineando come l’assenza di interventi programmati abbia reso quell’edificio, esattamente come il vicino sottopasso ferroviario di via Baffi, ostaggio delle precipitazioni -4. Non è soltanto la potenza dell’acqua, dunque, a inchiodare la città: è quella strana rassegnazione con cui, da anni, si assiste al rituale del tombino che non smaltisce e della pompa idraulica lasciata senza manutenzione.

La viabilità, nel frattempo, registrava un bollino rosso destinato a non sbiadire per tutta la fascia diurna. Il servizio LuceVerde, che monitora la mobilità per conto di Roma Servizi per la Mobilità, segnalava code estenuanti sul Raccordo anulare tra Casilina e Ardeatina, mentre sulla diramazione Roma Nord dell’A1, nel tratto compreso tra Settebagni e Castelnuovo di Porto, si è resa necessaria la scorta dei veicoli: il fondo stradale, reso viscido e instabile dall’acqua piovana, non offriva più garanzie di tenuta -3-4. Il nodo critico, come spesso accade, si è stretto intorno ai sottopassi. Quello di via Sansoni, a Tor Cervara, è stato inghiottito da una lama d’acqua che ha costretto gli automobilisti a inversioni a U disordinate; stessa sorte per il sottopasso della via Appia, reso inagibile da un guasto alle pompe di sollevamento, circostanza che ha imposto la chiusura di una carreggiata tra il chilometro tredici e il sedici, all’altezza della Nettunense -3.

Il nodo della mobilità, tra arterie urbane e collegamenti extraurbani

Il sistema dei trasporti, già in affanno per l’ondata di pendolari diretti in centro, ha subìto una paralisi progressiva. La linea ferroviaria, nelle zone limitrofe a via Baffi, ha registrato rallentamenti e, in alcuni frangenti, la sospensione temporanea del servizio a causa dell’acqua che ristagnava sui binari. Non è andata meglio sulla Pontina, dove la coda si estendeva da Pomezia Nord fino all’innesto con il Grande Raccordo Anulare: migliaia di automobilisti hanno affrontato un tappeto di asfalto disseminato di buche e piccoli crateri, resi invisibili dallo specchio d’acqua superficiale -3-4. La viabilità, a ben guardare, si è rotta in due: da un lato le grandi direttrici, soffocate dalla densità del traffico; dall’altro le arterie secondarie, quelle dei quartieri meno centrali, dove il deflusso è stato semplicemente abbandonato a sé stesso, con le caditoie intasate che hanno restituito l’acqua alle carreggiate.

Le infrastrutture, fragilità emersa senza gli orpelli dell’emergenza

Quando l’acqua ha invaso la sala del consiglio del Municipio XI, l’episodio ha smesso di rappresentare una semplice nota di colore per acquisire la consistenza di un dato oggettivo: la Capitale, di fronte a un evento meteorologico certo non eccezionale se rapportato alla media storica di febbraio, si è rivelata impreparata. Non tanto, o non solo, per l’intensità delle precipitazioni, quanto per l’incapacità di smaltire volumi d’acqua prevedibili e previsti. Il mercato del Trullo, con la merce rovinata e i gestori costretti a chiudere anticipatamente, è stato solo l’ennesimo tassello di un mosaico che vede il patrimonio edilizio pubblico esposto a infiltrazioni e allagamenti senza che interventi strutturali ne abbiano mai invertito la rotta -4.

Il sistema di vigilanza, tra bollettini e gestione della fase acuta

Le centrali operative della polizia locale hanno gestito, nell’arco della mattinata, decine di interventi per rimuovere veicoli in panne o deviare il traffico lontano dai sottopassi divenuti invalicabili. L’attività, concentrata soprattutto nelle zone storicamente vulnerabili come l’area di Roma Ovest, ha richiesto il dispiegamento di pattuglie e squadre di supporto, impegnate a regimentare un flusso veicolare che – nonostante le raccomandazioni a limitare gli spostamenti – non ha mai accennato a diminuire -1-4. Il quadro, insomma, è rimasto staticamente compromesso per ore: le strade chiuse, i mercati allagati, i sottopassi cancellati dall’acqua hanno composto una fotografia che della straordinarietà conserva solo l’urgenza, ma che dell’ordinarietà mantiene tutti i tratti, compresi quelli, amari, della consuetudine.

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