Incretine per l’obesità: tra benefici e rischi, il dibattito sui farmaci che promettono di rivoluzionare la cura del peso
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Redazione Salute
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Un articolo pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA), firmato da Robert F. Kushner, Jaime P. Almandoz e Domenica M. Rubino, ha riacceso il dibattito sugli agonisti del recettore GLP-1 e sui farmaci duali GIP/GLP-1, come semaglutide e tirzepatide, sempre più utilizzati nel trattamento dell’obesità e delle patologie correlate, dal diabete di tipo 2 alle apnee ostruttive del sonno. Se da un lato questi medicinali rappresentano una svolta terapeutica, dall’altro sollevano interrogativi sugli effetti avversi, che vanno dalla perdita di massa muscolare a complicazioni gastrointestinali, come dimostra il caso di Ali Eastburn.
La donna, 58 anni, ha raccontato su Facebook di aver assunto Ozempic – un farmaco a base di semaglutide approvato per il diabete ma usato off-label per dimagrire – in vista del matrimonio del figlio, finendo poi in ospedale per una perforazione appendicolare. La sua testimonianza, ripresa da testate come The Sun, ha riportato l’attenzione sui rischi legati all’uso indiscriminato di questi medicinali, spesso promossi sui social come soluzioni rapide per la perdita di peso.
A complicare il quadro, uno studio pubblicato su Cell Metabolism e guidato da Katsu Funai dell’University of Utah College of Health, suggerisce che il semaglutide potrebbe ridurre non solo il grasso corporeo ma anche la massa muscolare, con possibili ripercussioni sulla forza fisica. Sebbene i benefici cardiometabolici siano indubbi, la necessità di bilanciarli con un attento monitoraggio degli effetti collaterali diventa cruciale, come sottolineano i ricercatori su JAMA.




