Via libera alla manovrina del governo, tra promesse e l'ombra dell'austerità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a una legge di Bilancio che, con i suoi 18,7 miliardi, si configura più come una manovrina che come un intervento strutturale, segnando di fatto un ritorno a politiche di austerity, nonostante le premesse di un'esecuzione diversa. Una scelta, questa, che privilegia il risanamento dei conti, sebbene il quadro economico, con una crescita del Pil attestata su valori prossimi allo zero, avrebbe forse richiesto ben altri stimoli. Di concreto, come era lecito attendersi da una dotazione finanziaria così esigua, c'è pochissimo, lasciando intatte le difficoltà di chi, con salari da strozzo e un lavoro ormai povero, fatica a far fronte alla vita di ogni giorno.

Le reazioni politiche e un confronto con il passato

Le opposizioni, com'era prevedibile, sono andate all'attacco di un provvedimento che è apparso loro sin da subito insufficiente. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, non ha usato mezzi termini, paragonando l'operato dell'esecutivo al tentativo di “fronteggiare uno tsunami con un secchiello”, mentre il senatore dem Antonio Misiani l'ha bollata come “modesta e rinunciataria”. E se si scorre l'importo delle leggi di Bilancio varate dal 2020 a oggi, comprese le tre precedenti dello stesso governo Meloni, quei dubbi sull'entità e sulla reale portata di questa mini-manovra trovano una conferma oggettiva nei numeri, i quali disegnano un trend di gradualissima contrazione degli stanziamenti.

Le dichiarazioni ottimiste e le misure per il lavoro

Dalla parte del governo, tuttavia, le voci sono ovviamente di segno opposto e parlano di una svolta. Il Sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, ha affermato con decisione che “con questa manovra confermiamo l'inversione di tendenza avviata dal Governo Meloni, mettendo definitivamente la parola fine ai tagli e ai definanziamenti alla sanità ereditati dai precedenti governi. Si apre una nuova stagione di investimenti a sostegno del Servizio Sanitario Nazionale”. Dichiarazioni che, se da un lato segnano una discontinuità verbale con il passato, dall'altro devono ancora tradursi in fatti misurabili. Per quanto riguarda il capitolo lavoro, gli interventi sono piuttosto limitati: non si arriva infatti ai due miliardi, risorse destinate a dare, almeno nelle intenzioni della premier e della ministra Calderone, una “spintarella” ai contratti collettivi che si collocano sotto la soglia dei 28mila euro annui.

La visione di Palazzo Chigi e gli equilibri di governo

Nonostante la sua natura contenuta, la manovra sembra essere riuscita nell'intento di accontentare le anime della coalizione, Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia, ciascuna delle quali vi ha trovato qualcosa da valorizzare. Il vicepremier Antonio Tajani, intervistato da Milano Finanza, ha difeso la strategia economica dell'esecutivo, legandola a un orizzonte più ampio che copre l'intera legislatura e assicurando che per l'anno prossimo “si punta a una Legge di Bilancio più ricca”. Ha inoltre sottolineato come il mercato sia stato difeso e che non ci sarà “nessuna stangata su banche e assicurazioni”, cercando di tranquillizzare uno dei settori più sensibili dell'economia nazionale in un momento di grande incertezza internazionale.

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