Leone XIV oggi a Monaco: l’affaccio dal palazzo dei principi Alberto e Charlène, la messa allo stadio
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Redazione Esteri
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MONTECARLO – Il balcone è pronto per Leone XIV. Ma per una volta, a differenza di quanto avviene in Vaticano, il balcone è quello del palazzo dei principi, affacciato sulla piazza dove si è radunata la folla per assistere a un evento che il Principato non registrava da quasi cinquecento anni. Il Papa è arrivato oggi a Monaco per una visita che, al di là del protocollo, si configura come un’autentica cesura storica: non accadeva dal 1538 che un Pontefice mettesse piede sulla Rocca, quando Paolo III, diretto a Nizza, fece tappa in questo lembo di terra affidato ai Grimaldi. Per Alberto II, principe sovrano, si tratta di un’eredità raccolta con solennità: la dinastia, storicamente schierata con la fazione guelfa a favore della supremazia pontificia, ha atteso secoli per poter accogliere il successore di Pietro in veste ufficiale, suggellando così un rapporto che già nel 1524, con papa Clemente VII, vide il riconoscimento formale della sovranità monegasca.
La papamobile, giunta ieri pomeriggio dall’Italia, è stata subito operativa per condurre Leone XIV attraverso le strade del piccolo Stato celebre per glamour e mondanità, che come ogni primavera si prepara al Gran Prix di Montecarlo. Eppure, la scelta di questo luogo – il secondo Stato più piccolo al mondo dopo il Vaticano – non è affatto casuale, come ha spiegato il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, alla vigilia. “Le piccole nazioni – ha sottolineato – si rivelano custodi naturali del multilateralismo”. In un’epoca in cui il diritto internazionale appare indebolito, Monaco rappresenta un argine contro le derive autoritarie, dimostrando che l’influenza non si misura con la forza militare ma con la credibilità morale. L’auspicio, nelle parole di Parolin, è che questo viaggio “dia nuovo slancio alla missione della Chiesa locale, consolidando l’impegno comune su fronti urgenti come la difesa della vita e la promozione di una solidarietà internazionale”.
Un affaccio congiunto e il significato di una presenza
Dopo la cerimonia di benvenuto nel Cortile d’Onore, con l’esecuzione degli inni nazionali e la firma del Libro d’Onore, il momento più atteso è stato proprio quello dell’affaccio dal balcone del Palazzo dei Principi. Alberto II e la principessa Charlène hanno affiancato il Pontefice nel momento del saluto alla popolazione, un gesto che, al di là del cerimoniale, restituisce l’immagine di una sovranità che si apre all’autorità morale del Papa. Come ricostruito dagli archivi del Principato, non si trattava di un semplice passaggio formale: l’ultimo precedente di un Papa sul territorio risale a Paolo III, che nel XVI secolo si trovava a mediare la tregua tra Francia e Spagna. Oggi, invece, Leone XIV arriva in un Paese dove il cattolicesimo è religione di Stato, un riconoscimento che trova fondamento nella Costituzione del 1962 voluta da Ranieri III e che attribuisce alla Chiesa un ruolo istituzionale di primo piano.
Dal palazzo, il corteo si è spostato verso la cattedrale dell’Immacolata Concezione, dove il Pontefice è stato accolto dall’arcivescovo monsignor Dominique-Marie David. Qui, in un contesto che mescola tradizione e contemporaneità, Leone XIV ha incontrato la comunità cattolica locale, una realtà sociologicamente complessa: in un territorio di circa 38 mila abitanti, si contano non solo monegaschi, ma anche francesi, italiani, portoghesi e filippini, tutti riuniti in una mescolanza sociale rara per il Principato, dove in chiesa possono trovarsi fianco a fianco un miliardario e un collaboratore domestico. Il tema della difesa della vita e quello dell’ecologia integrale, cari sia al Papa che al principe Alberto, sono emersi nelle riflessioni, in sintonia con l’attenzione che il sovrano dedica alla tutela degli oceani e allo sviluppo sostenibile.
Santa Devota, i giovani e la preparazione alla messa allo stadio
Lasciata la cattedrale, la papamobile ha percorso i due chilometri che separano il cuore del Principato dalla chiesa di santa Devota, nel quartiere di La Condamine. La scelta di questa tappa è significativa: santa Devota, martirizzata nel 304, è la patrona di Monaco e la sua festa, a fine gennaio, rappresenta un momento identitario per i monegaschi, quasi una seconda festa nazionale. Qui Leone XIV ha incontrato i giovani e i catecumeni, ascoltando testimonianze in un contesto che, nonostante il cattolicesimo di Stato, non sfugge alla secolarizzazione: la diocesi registra un calo nei bambini catechizzati, ma al contempo quest’anno settanta catecumeni – per lo più giovani – si stanno avvicinando ai sacramenti, un dato che la Chiesa locale interpreta come un segno di speranza.
L’incontro con i giovani, del resto, si inserisce in un percorso pastorale che l’arcivescovo David ha definito di “audacia”, per mostrare la bellezza del Vangelo in un mondo artistico e sportivo diventato parte integrante dell’identità nazionale. Il pomeriggio, infatti, si sposterà allo stadio Louis II, dove è prevista una messa aperta al pubblico alla quale parteciperanno circa 15 mila fedeli, molti dei quali arrivati dalla vicina Riviera dei Fiori con pullman organizzati dalla diocesi di Ventimiglia-Sanremo. Nonostante la brevità della visita – poco più di dieci ore – l’organizzazione ha richiesto una mobilitazione senza precedenti, con il Vaticano e il Palazzo principesco che hanno lavorato in sinergia, come avviene del resto per i grandi eventi che scandiscono la vita del Principato.
Un viaggio apostolico nel cuore del Mediterraneo
L’attenzione mediatica è altissima, come è naturale che sia per un evento che combina il fascino della mondanità monegasca con il peso spirituale del primo viaggio europeo di Leone XIV. Il Papa, atterrato all’eliporto intorno alle 9 e accolto personalmente dai sovrani, ha voluto che il motto di questa giornata fosse “Je suis le Chemin, la Vérité et la Vie” (Gv 14,6), un riferimento alla missione di confermare i fratelli nella fede. A livello diplomatico, il Segretario di Stato vaticano ha sottolineato come questa scelta si inserisca in una logica di continuità con il pontificato precedente, che considerava il Mediterraneo come un laboratorio di pace e “convivialità delle differenze”.
Prima della messa allo stadio Louis II, il Papa pranzerà all’arcivescovado, mentre nel pomeriggio è previsto un giro in golf cart per salutare i fedeli prima della celebrazione eucaristica. Al termine, monsignor David rivolgerà le parole di ringraziamento, prima del rientro in Vaticano previsto in serata. La visita, insomma, pur nella sua brevità, lascia un segno profondo nelle relazioni bilaterali tra Santa Sede e Principato, dimostrando che anche i piccoli Stati – come ha ricordato Parolin – possono svolgere una funzione cruciale nella costruzione di un ordine internazionale giusto, basato sul rispetto della dignità umana e non su equilibri imposti. Per i monegaschi, oggi è un giorno che resterà negli annali: per la prima volta dopo secoli, un Papa è entrato nella loro Rocca, scrivendo una pagina nuova in una storia antica intessuta di fedeltà e memoria.




