Mondiali 2026, la Germania cala il sette a Curaçao e l’Olanda si fa rimontare dal Giappone
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Redazione Sport
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Houston ha assistito a una dichiarazione d’intenti firmata Julian Nagelsmann. La Germania, che ricordiamo essere reduce da due edizioni del Mondiale chiuse amaramente al primo turno, ha spazzato via Curaçao con un perentorio 7-1 in una partita che, almeno per venti minuti, aveva preso una piega inaspettatamente equilibrata.
Se da un lato il punteggio finale parla chiaro e suggerisce una passeggiata, dall’altro la cronaca rivela un avvio sorprendente per i debuttanti caraibici: dopo il vantaggio di Nmecha al sesto minuto – conclusione precisa al termine di una triangolazione con Wirtz – la formazione di Dick Advocaat ha avuto il merito di non crollare psicologicamente, trovando il pareggio al 21’ con Comenencia. È stato proprio in quel frangente, quando la paura di ripetere gli spettri del passato rischiava di riaffiorare nello spogliatoio tedesco, che Nagelsmann ha visto la sua squadra reagire da grande squadra.
Una reazione che si è concretizzata in una valanga di reti firmate da un collettivo in grado di esprimere una potenza offensiva impressionante, con Havertz autore di una doppietta e con i sigilli di Schlotterbeck, Musiala, Brown e del rivelazione Deniz Undav.
Il pianto di Advocaat e la favola di Undav
Prima ancora del calcio d’inizio, l’attenzione delle telecamere si era concentrata sulla panchina di Curaçao, dove il 78enne Dick Advocaat – diventato così il commissario tecnico più anziano della storia della competizione – è stato ripreso mentre si asciugava le lacrime. Un momento di profonda umanità che racconta di un ritorno in sella dettato più dal cuore che dalla tattica: l’ex tecnico del Chelsea aveva lasciato l’incarico per assistere la figlia malata, salvo poi riabbracciare questa squadra a ridosso del debutto mondiale.
Dall’altra parte, a illuminare la serata ci ha pensato Deniz Undav, già soprannominato il "Vardy tedesco" per la sua incredibile storia di riscatto. Classe 1996, fino a 19 anni divideva la vita tra il pallone nei dilettanti e turni di lavoro massacranti in fabbrica, dove si svegliava alle quattro del mattino per azionare macchinari laser.
Arrivato in Bundesliga solo a 27 anni, oggi è la rivelazione di questa nazionale: a Houston è entrato dalla panchina e ha subito lasciato il segno con un gol e due assist, dimostrandosi l’arma segreta che Nagelsmann intende coltivare per il prosieguo del torneo.
Pirotecnico pari ad Arlington tra Olanda e Giappone
Spostandoci in Texas, l’AT&T Stadium di Arlington è stato invece teatro di un pareggio che sa di occasione persa per gli orange. L’Olanda di Ronald Koeman, schierata con un solido 4-3-3 affidato ai gol di Gakpo e alla regia di Frenkie de Jong, ha dominato per larghi tratti della prima frazione portandosi sul doppio vantaggio, salvo poi subire la rimonta della grintosa selezione nipponica.
Il Giappone, che ormai da anni si è tolto l’etichetta di comparsa per diventare una delle realtà più organizzate del panorama asiatico (attualmente al 18° posto del ranking FIFA), ha saputo sfruttare la propria velocità sulle fasce con Doan e Kubo per impattare il risultato sul 2-2, un risultato che tiene aperte le ambizioni di qualificazione in un girone F che comprende anche Svezia e Tunisia.
Le formazioni ufficiali hanno confermato le scelte degli allenatori: tra i pali Verbruggen preferito a Flekken per l’Olanda, mentre Hajime Moriyasu ha fatto affidamento sulla fantasia di Kamada alle spalle dell’unica punta Ueda. Un equilibrio sostanziale che lascia presagire una lotta serrata per il primo posto.
I conti tornano per Nagelsmann e la sua "macchina"
Tornando al 7-1 di Houston, va sottolineato come questo risultato rappresenti molto più di un semplice punteggio per la Germania. Il c.t. Nagelsmann, al termine della partita, ha voluto sottolineare la pazienza e l’intensità mostrata dalla truppa proprio nel momento di maggiore difficoltà, quando Curaçao – forte del pareggio – aveva guadagnato metri e fiducia. Invece di andare nel panico, i teutonici hanno stretto le maglie difensive e colpito in transizione, dimostrando di aver messo da parte le insicurezze che avevano caratterizzato le ultime due campagne mondiali.
La presenza in campo di goleador differenti (Nmecha, Schlotterbeck, Musiala, Havertz, Brown e Undav) è un segnale di salute offensiva che pochi avversari possono vantare in questo Mondiale. E se la difesa può ancora concedere qualche amnesia – il gol subito ne è la prova – la capacità di ribaltare l’inerzia è qualità da grandi squadre.
Per la piccola Curaçao, nonostante la batosta, rimane la soddisfazione storica di aver segnato il primo gol alla Germania in una fase finale e la commozione del proprio leader in panchina, un’immagine che resterà impressa negli annali di questa edizione.




