Il rischio beffa del patto Ue: potrebbero tornare in Italia oltre 10mila rifugiati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La partita sui flussi migratori, che il governo Meloni aveva dato per chiusa con la stretta europea siglata a dicembre, rischia di riaprirsi in modo del tutto inaspettato. L'accordo, raggiunto insieme alla Grecia con Francia e Germania, aveva permesso all'Italia di giocare un ruolo di capofila nella definizione delle nuove regole comuni, ma ora un effetto collaterale delle stesse norme potrebbe rivelarsi un vero e proprio boomerang. Negli ultimi tre anni, l'esecutivo ha unilateralmente chiuso le porte a circa 80.000 migranti, i cosiddetti "dublinanti", che secondo i trattati avrebbero dovuto fare ritorno nel nostro paese. La nuova disciplina europea, però, non solo potrebbe vanificare questo sforzo, ma addirittura costringere l'Italia a riaccogliere una fetta consistente di quelle persone, in un numero che gli esperti stimano intorno alle diecimila unità. L'eventualità, che agita gli ambienti della maggioranza, è al centro di un vivace scontro politico che vede contrapposte le posizioni di Fratelli d'Italia e le critiche serrate delle opposizioni.

La replica di Fratelli d'Italia e la polemica con la Spagna

A difendere a spada tratta la linea del governo è intervenuta, tra gli altri, Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera. Secondo la deputata, la polemica sollevata dalle opposizioni sarebbe strumentale e finalizzata unicamente a mettere in difficoltà l'esecutivo per la sua posizione contraria alle scelte del governo spagnolo guidato da Sánchez.

Una tesi, quella dell'opposizione, che Montaruli definisce pretestuosa e che tenterebbe di presentare come una novità la questione relativa al paese di primo approdo, una materia già ampiamente disciplinata dai trattati di Dublino, che rappresentano il fondamento giuridico della materia. La replica è stata corale, con Nicola Procaccini e Matteo Gelmetti che hanno messo in fila regole e numeri per smontare quella che definiscono una "confusione" creata ad arte da Renzi, Schlein e Conte, per usare le parole del primo.

L'argomento della maggioranza punta a ridimensionare la portata del fenomeno, definendo "esigui" i numeri dei possibili rimpatri, mentre dall'altra parte dello schieramento si parla invece di un "boomerang" che rischia di colpire l'Italia proprio nel punto in cui l'azione di governo era stata più propagandata.

Il "boomerang" dei rimpatri e le critiche delle opposizioni

Il Partito Democratico ha infatti bollato la sospensione di Schengen come un "boomerang" di proporzioni notevoli, sostenendo che l'esecutivo abbia sbagliato strategia, mancando l'unica battaglia giusta da fare, ovvero quella per la solidarietà europea. L'accusa, pesante, è quella di aver inseguito un'illusione di sovranità sui confini, salvo poi scoprire che le regole europee, appena scritte, potrebbero ritorcersi contro gli stessi interessi italiani.

In questa ricostruzione, il governo avrebbe accettato un patto che, nel momento in cui si va ad applicare, rivela tutte le sue contraddizioni, trasformando la presunta vittoria di dicembre in una sconfitta annunciata. Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, ha aggiunto un altro tassello al mosaico critico, dichiarando che i rimpatri funzionano, ma paradossalmente contro l'Italia, un paradosso che evidenzia come le politiche restrittive perseguite fino a ora possano generare conseguenze opposte a quelle desiderate, alimentando un cortocircuito giuridico e politico di difficile soluzione.

Numeri, regole e la difesa della maggioranza

Nonostante le bordate delle opposizioni, Fratelli d'Italia insiste nel difendere la bontà del proprio operato, parlando di risultati tangibili nella difesa dei confini, nella lotta ai trafficanti di uomini e negli accordi con i Paesi terzi. Per i forzisti, invece, la fiducia è riposta nella convinzione che nell'Unione Europea prevarrà, alla fine, l'unità sulla questione, un auspicio che lascerebbe intendere come le attuali tensioni possano rientrare in un quadro di più ampio respiro.

Tuttavia, la sostanza della questione resta legata ai numeri e all'interpretazione delle nuove norme: se l'applicazione del patto dovesse essere rigida, il rischio concreto è che molti di quei migranti che il governo ha allontanato possano vantare un diritto al rientro che l'Italia non potrebbe più ignorare. Uno scenario che costringerebbe a rivedere completamente le politiche degli ultimi anni e che riaprirebbe un dibattito che si credeva ormai archiviato, dimostrando come la gestione dei flussi migratori rimanga una delle sfide più complesse e imprevedibili per l'esecutivo.

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