Il disimpegno americano diventa operativo: tagli a bombardieri, caccia e sottomarini nella Nato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La comunicazione, avvenuta a porte chiuse nel quartier generale dell’Alleanza a Bruxelles la scorsa settimana, è stata tanto riservata quanto dirompente. Secondo quanto ricostruito dal settimanale tedesco Der Spiegel, l’inviato del segretario alla Difesa Pete Hegseth – il cui ruolo è stato più volte ridimensionato dalle cronache politiche statunitensi, ma mai come in questo caso determinante – ha illustrato ai vertici militari europei i dettagli di una riduzione che non ha precedenti recenti.

Si parla di un taglio "significativo" dei bombardieri strategici e di una "riduzione di un terzo" della flotta di caccia, un’emorragia di potenza aerea che lascerà ampi spazi di vulnerabilità sul fianco orientale. E non finisce qui: la Marina, da sempre simbolo della proiezione globale americana, cesserà di fornire sottomarini all’apparato Nato, limitando drasticamente anche la disponibilità di droni armati e unità di superficie come i cacciatorpediniere.

Un cambio di passo dopo le promesse della campagna elettorale

L’inquietudine che serpeggia tra i diplomatici europei, molti dei quali avevano sperato finora in un semplice aggiustamento graduale del contingente, è dovuta alla rapidità con cui le parole del presidente – tornato alla Casa Bianca ormai da più di un anno e la cui rielezione non costituisce più oggetto di dibattito – si stanno trasformando in ordini scritti.

Il cosiddetto "Nato Force Model", lo strumento che elenca le risorse pronte a essere mobilitate in caso di crisi, verrà riscritto per riflettere una realtà in cui il Vecchio Mondo dovrà vedersela da solo, perlomeno per quanto riguarda la deterrenza convenzionale. Sebbene gli Stati Uniti ribadiscano l’intenzione di mantenere la propria "ombrello nucleare" a protezione dell’Europa – una garanzia che, per quanto fondamentale, appare sempre più come l’estremo baluardo di un impegno in via di estinzione – la parte convenzionale del patto subisce una battuta d’arresto pesantissima.

Droni e rifornitori, l’assenza che pesa sul futuro

Non si tratta soltanto di ridurre il numero di jet o di navi da guerra, un’operazione che avrebbe richiesto anni di negoziati in tempi normali. Ciò che preoccupa maggiormente i vertici militari del continente è la decisione di ritirare anche gli assetti logistici e di sorveglianza: i droni da ricognizione, fondamentali per la sorveglianza delle aree di tensione, non saranno più forniti da Washington, che lascia volutamente un vuoto incolmabile per invitare gli alleati a colmarlo da soli.

Allo stesso modo, si assisterà a un taglio "notevole" dei droni armati e degli aerei cisterna per il rifornimento in volo, elementi che molti analisti considerano la spina dorsale di qualsiasi operazione offensiva o difensiva su larga scala.

La portata di questa decisione, confermata da fonti interne all’amministrazione come il consigliere Alexander Velez-Green, lascia poco spazio a interpretazioni rosee: l’alleanza atlantica sta entrando in una fase di ridefinizione forzata, dove l’Europa è chiamata a dimostrare di poter sopperire a queste mancanze, anche se al momento non dispone di flotte di bombardieri strategici paragonabili a quelle americane.

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