Carlo Verdone, tra la fiction e il impegno concreto per Roma
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Carlo Verdone, che ha da poco festeggiato i settantacinque anni, chiude un capitolo significativo della sua carriera con l’ultima stagione di “Vita da Carlo”, la serie autobiografica nella quale, come ha dichiarato in redazione, ha ormai raccontato tutto, non avendo più aneddoti a cui attingere dopo questa quarta e conclusiva serie di episodi, disponibile sulla piattaforma Paramount+ dal 28 novembre. L’attore romano, accolto con calore dalla redazione, ha colto l’occasione per riflettere su un percorso che, attraverso i suoi celebri personaggi, ha saputo raccontare “mille vite”, da Ruggero a Pasquale Ametrano, per poi tornare a essere semplicemente sé stesso in un’operazione di introspezione umana e professionale.
Il sindaco per un giorno e il progetto per Tor Bella Monaca
Quella che poteva sembrare una semplice cerimonia simbolica, il dono di un compleanno organizzato dal sindaco Roberto Gualtieri, si è invece trasformata in un’esperienza che ha lasciato un segno tangibile. Verdone, durante la sua giornata da primo cittadino, ha visitato periferie di cui, come ha ammesso, ignorava persino l’esistenza, rimanendone profondamente colpito. L’impegno, tuttavia, non si è esaurito nella visita; l’attore ha infatti promosso e ottenuto l’attivazione di un servizio di cure dentistiche e di supporto psicologico gratuito per gli abitanti più fragili del quartiere di Tor Bella Monaca, un’iniziativa concreta nata da un gesto istituzionale per una volta andato oltre la formalità.
Le riflessioni a Radio2 e il bilancio di una carriera
In un’altra occasione, ospite del programma Radio2 Social Club, Verdone ha ripercorso alcuni tratti della sua lunga carriera, definendo “folli” alcune candidature ricevute in veste di regista e sottolineando come, nonostante il successo, al cinema abbia comunque dovuto “fare la gavetta”. Riguardo all’esperienza da sindaco, seppur breve, ha confessato con il suo tipico umorismo che “un giorno mi è bastato”, lasciando trasparire la complessità di un ruolo che richiede un impegno ben diverso da quello artistico. Di sé ha parlato anche in termini più privati, toccando il tema della sua ipocondria, un tratto che arricchisce la sua personalità pubblica.
Le passioni oltre il set: la Roma e il cinema futuro
Oltre alla serie che lo vede protagonista, l’attore ha condiviso alcune delle sue passioni più autentiche, a cominciare dal tifo per la squadra del cuore, alla quale ha lanciato un appassionato “Roma mia facci sognare”. E, guardando al futuro, ha svelato alcuni desideri professionali, come quello di cenare con Francesco Totti o di avere l’opportunità di dirigere in un film un talento emergente come quello del tennista Carlos Alcaraz, dimostrando come la sua curiosità e il suo entusiasmo per il racconto delle persone siano ben lontani dall’esaurirsi nonostante la fine del ciclo di “Vita da Carlo”.




