Venezuela, l'opposizione in esilio spera nella nuova mossa degli Stati Uniti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre Nicolás Maduro festeggia i suoi 63 anni con un'immagine pubblica rassicurante, balli e uno slogan virale che invoca la pace, "plis pitz forever, no crazy war", dall'opposizione in esilio, che osserva da lontano, arrivano segnali di un'aspettativa carica di tensione per un cambiamento ormai ritenuto imminente. Antonio Ledezma, ex sindaco di Caracas oggi rifugiato in Spagna, ha dichiarato, in un'intervista rilasciata al Telegiornale attraverso Emiliano Guanella, che al governo di Caracas non resterebbe altro che l'uso della forza per mantenersi al potere, elemento che lo renderebbe inviso non soltanto ai suoi avversari politici ma alla stragrande maggioranza di un popolo che chiede a gran voce la fine di quello che è stato definito un periodo oscuro per la storia nazionale.

Le indiscrezioni sulle mosse di Washington

Proprio in queste ore, del resto, si sono intensificate le voci su un possibile intervento statunitense, le quali, se confermate, segnerebbero una svolta decisiva nella crisi. Secondo quanto riportato da quattro ufficiali americani, i quali hanno parlato con l'agenzia Reuters a condizione di mantenere l'anonimato, Washington sarebbe pronta a lanciare una nuova fase delle operazioni contro il Venezuela, forse addirittura nel giro dei prossimi giorni. Sebbene non sia stato possibile determinare con precisione i tempi, le dimensioni e gli scopi ultimi di queste manovre, due delle fonti citate hanno lasciato intendere che le prime iniziative potrebbero consistere in operazioni sotto copertura da svolgersi all'interno del territorio venezuelano, un dettaglio che accresce notevolmente la posta in gioco.

L'operazione "Lancia del Sud" entra in una fase cruciale

Quella che si profila all'orizzonte, stando alle ricostruzioni, non è una semplice escalation verbale ma l'avvio concreto della cosiddetta fase due dell'operazione "Lancia del Sud", una strategia multidimensionale che unisce, in un intreccio inedito, elementi di pressione diplomatica, di dispiegamento militare – come suggerito dal già menzionato schieramento di forze nei Caraibi – e ora anche di natura giudiziaria. Una persona informata dei fatti presso il Pentagono ha confermato a La Stampa che la situazione si sta effettivamente evolvendo verso questo esito, anche se permangono molte zone d'ombra sulle modalità esatte di esecuzione.

Uno scenario in rapida evoluzione

La contrapposizione, dunque, si fa ogni giorno più netta: da un lato, un leader che cerca di disinnescare la tensione internazionale con toni folkloristici e apparizioni mediatiche calibrate; dall'altro, un'amministrazione americana, guidata dal presidente Donald Trump, che sembra intenzionata a portare avanti la propria offensiva su più fronti, preparandosi a colpi che potrebbero alterare gli equilibri in modo permanente. Mentre si attendono sviluppi operativi, l'atmosfera di attesa, tra i venezuelani che sperano in un cambiamento, rimane palpabile, alimentata da dichiarazioni forti e da indiscrezioni che dipingono un quadro sempre più complesso e dinamico.

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