Tensione tra Stati Uniti e Venezuela: navi da guerra e arruolamenti di massa

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La presidenza di Donald Trump ha intensificato, con una mossa che appare a molti osservatori come una pericolosa escalation, le manovre militari ai danni del Venezuela, schierando un imponente contingente nel Mar dei Caraibi. L’operazione, formalmente inquadrata nella lotta al narcotraffico – settore in cui il governo statunitense designa come terroristiche alcune organizzazioni – vede la presenza di tre cacciatorpediniere lanciamissili e di circa quattromilacinquecento militari in assetto da combattimento a poche miglia dalle coste venezuelane.

Aldilà della giustificazione ufficiale, che Caracas respinge con forza definendola un pretesto, la mossa di Washington è universalmente interpretata come un’aperta dimostrazione di forza contro il presidente Nicolas Maduro, sul quale grava un mandato di cattura internazionale con una taglia da cinquanta milioni di dollari per presunto traffico di droga. La strategia statunitense, secondo fonti vicine ai servizi d’intelligence, sembra privilegiare un’implosione del regime chavista piuttosto che un’invasione su larga scala, puntando a creare fratture interne e a fomentare il tradimento all’interno della compagine governativa che sostiene Maduro da ormai due decenni.

Proprio in questo clima di assedio indiretto, le autorità venezuelane hanno proceduto all’arresto di alcune figure di spicco, tra cui un ministro, un deputato e diversi funzionari. Secondo il giornalista Carlos Miura Uzcategui, molti di coloro che sono finiti in manette “non centrano nulla con le attuali tensioni politiche”, vivendo però in uno stato di terrore e incertezza sull’accaduto.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.