La Commissione Ue vara la «Eu Inc.», la società europea che si apre in 48 ore con 100 euro
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Redazione Economia
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Il mercato unico, si sa, è una costruzione imponente ma ancora incompiuta, un puzzle di ventisette tessere che spesso non incastrano tra loro. Per chi vuole fare impresa varcando i confini nazionali, l’ostacolo burocratico è da sempre il più insidioso, un labirinto fatto di ventisette ordinamenti giuridici e oltre sessanta forme societarie diverse. Da questa consapevolezza, e dalle sollecitazioni contenute nei rapporti degli ex premier italiani Enrico Letta e Mario Draghi sulla competitività, prende forma la proposta presentata oggi dalla Commissione europea: un nuovo regime opzionale battezzato «Eu Inc.», il cosiddetto ventottesimo regime, che punta a offrire a startup e imprese innovative uno strumento giuridico unico e armonizzato per nascere e crescere in tutto il territorio dell'Unione.
L'architettura del nuovo strumento e le semplificazioni procedurali
Il cuore dell'iniziativa, che ora dovrà essere negoziata da Parlamento europeo e Consiglio con l'ambizioso obiettivo di trovare un accordo entro la fine del 2026, risiede nella drastica riduzione dei tempi e dei costi di costituzione. Qualsiasi imprenditore, ce lo dicono i tecnici di Bruxelles, potrà registrare la propria Eu Inc. interamente online, da qualsiasi Stato membro, in un lasso di tempo che non potrà superare le quarantotto ore e con una spesa massima di cento euro. Viene eliminato, ed è questo un punto qualificante per attrarre i giovani innovatori, il requisito del capitale sociale minimo, un ostacolo che aveva di fatto reso inutilizzabile il precedente strumento della Societas Europaea, pensato per i grandi gruppi e non per le piccole realtà in fase di scale-up. Le società che opteranno per questo nuovo marchio, come lo ha definito la presidente Ursula von der Leyen, beneficeranno del principio dell’“once-only”, ovvero la possibilità di presentare le informazioni aziendali una sola volta, grazie a un'interfaccia digitale che collegherà i registri nazionali e che in una seconda fase dovrebbe confluire in un registro centrale dell'UE, facilitando l'ottenimento del codice fiscale e della partita IVA validi in tutti i Paesi.
Le norme su insolvenza, stock option e la gestione dei talenti
Non si tratta solo di semplificare la fase di avvio, ma di accompagnare l'impresa durante l'intero ciclo di vita, compreso quello, talvolta doloroso, della sua eventuale fine. La proposta introduce infatti procedure di insolvenza semplificate e digitali per le startup innovative, pensate per ridurre lo stigma e i costi del fallimento e consentire all'imprenditore di poter rapidamente ricominciare. Per favorire la crescita e la capacità di attrarre profili qualificati, un tema cruciale in un mercato del lavoro sempre più competitivo, l'Eu Inc. prevede un quadro armonizzato per i piani di stock option riservati ai dipendenti: questi strumenti di partecipazione azionaria, spiegano dalla Commissione, saranno tassati soltanto al momento della loro effettiva cessione, generando una plusvalenza, e non al momento della loro assegnazione. Un meccanismo, questo, che mira a rendere più appetibile l'offerta lavorativa delle giovani aziende tecnologiche europee, in diretta concorrenza con i colossi statunitensi.
Le reazioni del mondo produttivo e le riserve dei socialisti
L'annuncio di Bruxelles ha raccolto un cauto ottimismo da parte delle associazioni di categoria. Se BusinessEurope parla di uno sviluppo positivo per la competitività, e Confindustria, per bocca di Barbara Cimmino, vicepresidente per il Credito, la Finanza e il Fisco, aveva già espresso un giudizio sostanzialmente condivisibile sulla direzione intrapresa, non mancano le voci critiche. Il gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, attraverso il relatore René Repasi, pur riconoscendo il passo avanti rappresentato dalla proposta, ne evidenzia quelle che definisce lacune importanti e sostanziali. La preoccupazione, espressa con forza anche dalla Confederazione europea dei sindacati, è che questo nuovo regime, non contenendo norme vincolanti sufficientemente solide, possa prestarsi a eludere le legislazioni nazionali sul lavoro, i contratti collettivi e i diritti di partecipazione e informazione dei lavoratori, creando di fatto una zona grigia in cui le tutele faticano a trovare applicazione.
Il nodo delle competenze nazionali e il lungo iter negoziale




