Addio alla vecchia Srl? Arriva la Eu Inc., la società europea che si apre in 48 ore (e con 100 euro)

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il 18 marzo scorso, la Commissione europea ha messo sul tavolo una proposta destinata a riscrivere le regole del gioco per chi vuole fare impresa nel Vecchio continente: si chiama Eu Inc. e rappresenta la pietra angolare di un nuovo ordinamento, il cosiddetto 28° regime, che si affianca ai 27 sistemi nazionali senza sostituirli. L’obiettivo, dichiarato dalla presidente Ursula von der Leyen, è ambizioso e in linea con le sollecitazioni arrivate dai rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi, ovvero passare dalle parole ai fatti per colmare quel divario di competitività che troppo spesso spinge le startup a cercare fortuna negli Stati Uniti. Per farlo, si punta a una semplificazione radicale: niente più pellegrinaggi tra notai e camere di commercio, ma una procedura interamente digitale che promette di ridurre i tempi di apertura a sole 48 ore, con un costo massimo di 100 euro e senza l’obbligo di un capitale sociale minimo.

Il meccanismo, nella sua essenza, è pensato per aggirare quel labirinto normativo che oggi costringe gli imprenditori a districarsi tra 27 legislazioni diverse e oltre 60 forme giuridiche, un’eterogeneità che, come evidenziato dalla stessa Commissione, finisce per rallentare la crescita e aumentare i costi in modo esponenziale. Con Eu Inc., invece, si introduce un quadro armonizzato e facoltativo: chi sceglie questa formula potrà presentare le informazioni aziendali una sola volta attraverso un’interfaccia europea che dialogherà con i registri nazionali, ottenendo in automatico il codice fiscale e la partita Iva valevoli in tutta l’Unione. La digitalizzazione non è solo un’opzione, ma il principio fondante, che copre l’intero ciclo di vita dell’impresa, dalle operazioni di finanziamento fino alla liquidazione, pensata per essere rapida e meno traumatica per chi decide di riprovarci dopo un fallimento.

Sullo sfondo di questa svolta, c’è la consapevolezza che la burocrazia non è solo un costo, ma un deterrente per l’innovazione. Ecco perché, come spiega un investitore interpellato sulla vicenda, il nuovo strumento mira a risolvere un paradosso paradossale: quello per cui le startup europee, per sfuggire alle lentezze locali, finivano per costituirsi in Delaware, negli Stati Uniti. Con Eu Inc., si prova a invertire la rotta, offrendo un brand unico e regole semplici per attrarre talenti e capitali. In questa direzione vanno le disposizioni sulle stock option per i dipendenti, che verranno tassate solo al momento della vendita, e la possibilità di creare diverse classi di azioni con diritti di voto differenziati, uno strumento utile per i fondatori che vogliono proteggersi da acquisizioni ostili.

Il lascito di Letta e Draghi e i nodi ancora da sciogliere

L’accelerazione impressa da Bruxelles porta la firma ideale dei due ex premier italiani, i cui rapporti sul futuro dell’Europa hanno insistito sulla necessità di superare la frammentazione del mercato unico. La proposta della Commissione, sebbene accolga in larga parte quelle indicazioni, presenta ancora alcuni aspetti delicati che i legislatori dovranno affrontare nei prossimi mesi. Il primo, e forse il più spinoso, riguarda i confini di questo nuovo regime: la competenza in materia fiscale e di diritto del lavoro rimane saldamente nelle mani degli Stati membri, e la proposta attuale non intacca queste prerogative. Questo significa che, se da un lato la società nasce con una procedura unica, dall’altro dovrà comunque fare i conti con 27 diversi sistemi di tassazione e con le normative nazionali sul lavoro, un elemento che secondo alcuni rischia di compromettere l’efficacia della riforma.

Non mancano le voci critiche, in particolare tra i sindacati europei, che temono la creazione di un doppio binario in grado di eludere le tutele conquistate a livello nazionale. La segretaria generale della Confederazione europea dei sindacati (Etuc) ha lanciato un monito chiaro: l’esperienza insegna che strumenti societari mal concepiti possono essere sfruttati per aggirare i diritti dei lavoratori. Una preoccupazione condivisa anche da una parte del Parlamento europeo, che in una risoluzione di gennaio aveva chiesto garanzie affinché il 28° regime non diventi un mezzo per indebolire le protezioni esistenti.

Come funziona concretamente la procedura Eu Inc.

Per chi volesse avventurarsi in questa nuova formula, le modalità operative sono state definite in modo piuttosto dettagliato. Il cuore del sistema è l’interfaccia digitale unica: un portale centralizzato che permetterà di registrare l’impresa in qualsiasi Stato membro, senza dover presentare documenti cartacei o ripetere l’iter burocratico in ogni paese in cui si opera. Una volta ottenuto il via libera, la società potrà godere di una serie di facilitazioni: dalla possibilità di trasferire azioni senza l’obbligo di intermediari fino all’accesso semplificato alla quotazione in borsa, una scelta che rimane comunque demandata ai singoli Stati.

Un altro aspetto innovativo riguarda la gestione del fallimento, spesso vissuto come uno stigma insormontabile nel Vecchio continente. Per le startup innovative, la Commissione ha previsto procedure di insolvenza semplificate e completamente digitali, pensate per agevolare la liquidazione delle attività e permettere al fondatore di “ricominciare” senza dover affrontare un calvario giudiziario. Questa flessibilità, unita all’azzeramento del capitale minimo, trasforma di fatto la Eu Inc. in un laboratorio a basso rischio per testare idee imprenditoriali, avvicinando il modello europeo a quello anglosassone.

La sfida dell’armonizzazione e il ruolo dei giudici specializzati

Nonostante l’entusiasmo per la svolta digitale, il successo della Eu Inc. dipenderà dalla capacità di risolvere un problema strutturale: l’armonizzazione giuridica. Sebbene il regolamento punti a creare un insieme di regole unico, la possibilità che le interpretazioni dei tribunali nazionali differiscano tra loro rappresenta un rischio concreto, capace di ricreare quella frammentazione che si vorrebbe eliminare. Per ovviare a questo scoglio, la Commissione ha raccomandato agli Stati membri di istituire sezioni giurisdizionali o tribunali specializzati con l’autorità di gestire le controversie in materia di diritto societario dell’Ue, un tentativo di garantire un’applicazione uniforme delle norme.

In parallelo, il pacchetto di misure presentato include una comunicazione che guarda già oltre, proponendo iniziative come il portafoglio europeo delle imprese per massimizzare la digitalizzazione e aprendo alla possibilità di consentire il telelavoro transfrontaliero al 100% per le startup innovative. Il percorso, ora, entra nel vivo: la proposta passa al Parlamento europeo e al Consiglio, con l’obiettivo dichiarato dalla Commissione di raggiungere un accordo politico entro la fine del 2026. L’asticella è alta, così come la posta in gioco per un’Europa che punta a trattenere i suoi talenti, offrendo loro finalmente uno strumento di crescita all’altezza delle ambizioni.

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