La Commissione Ue svela Eu Inc., il 28° regime per aprire un’impresa in 48 ore
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La lunga rincorsa verso un mercato unico finalmente senza barriere ha visto oggi un passo concreto: la Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, ha presentato la proposta per Eu Inc., un nuovo quadro giuridico societario pensato per affiancarsi, e non sostituire, i ventisette regimi nazionali. Si tratta del cosiddetto “28° regime”, un’opzione volontaria che punta a semplificare drasticamente la vita agli imprenditori, offrendo loro un set unico di norme valide in tutta l’Unione. Una risposta, questa, alla fotografia scattata dai rapporti di Mario Draghi e Enrico Letta, che da tempo avevano evidenziato come la frammentazione normativa rappresentasse il principale ostacolo alla crescita delle imprese innovative, costringendole spesso a cercare fortuna oltreoceano. La sfida, per dirla con le parole della stessa presidente von der Leyen, è chiara: trasformare l’Europa in un posto dove “qualsiasi imprenditore possa creare un’azienda entro 48 ore, da qualsiasi luogo e completamente online”.
Addio ai 27 sistemi, benvenuto lo sportello unico digitale
Il cuore della riforma è nella sua vocazione digitale. Oggi, un’azienda che voglia espandersi oltre i confini nazionali si scontra con un labirinto di 27 ordinamenti giuridici e oltre 60 forme societarie diverse, una complessità che genera costi e rallenta l’innovazione. Con Eu Inc., invece, la registrazione potrà avvenire tramite un’interfaccia unica europea collegata ai registri nazionali: basteranno meno di cento euro e quarantotto ore per vedere la propria società in vita, senza l’obbligo di un capitale sociale minimo. Il principio cardine, come lo ha definito von der Leyen, è quello del “once only”: le informazioni verranno fornite una sola volta alla pubblica amministrazione e poi condivise automaticamente tra le autorità competenti, dall’agenzia delle entrate agli istituti di previdenza, semplificando l’ottenimento di partita Iva e codice fiscale.
Più flessibilità per investitori e dipendenti
La proposta non si limita alla fase di avvio, ma interviene sulla gestione stessa dell’impresa. Le Eu Inc. potranno emettere azioni con diversi diritti di voto o economici, uno strumento che aiuta i fondatori a proteggersi da scalate ostili mantenendo il controllo, e potranno gestire operazioni su capitale e assemblee in modalità interamente digitale. Sul fronte del talento, viene introdotto un piano europeo di azionariato per i dipendenti (Eu-Esop): le stock option, uno strumento cruciale per le startup, saranno tassate solo al momento della vendita delle azioni, armonizzando di fatto il momento impositivo e rendendo più attrattiva l’offerta lavorativa per i migliori profili. Per gli investitori, poi, viene facilitato l’ingresso nel capitale, eliminando formalità di persona e semplificando il trasferimento delle quote, con l’obiettivo dichiarato di creare un ambiente più favorevole al venture capital.
Procedure semplificate anche per il fallimento
Un elemento innovativo, e forse meno scontato, riguarda la gestione del fallimento. La proposta prevede procedure di liquidazione interamente digitali e, per le startup innovative, un iter semplificato che non richiede l’obbligo di avvocati o curatori, con tempi certi e ridotti. L’idea, come hanno spiegato funzionari Ue, è quella di ridurre il costo e lo stigma del fallimento, permettendo agli imprenditori di “provare, testare idee innovative e ricominciare se necessario”. Una sorta di secondo chance europeo, insomma, che renda il sistema più dinamico e allineato alle culture imprenditoriali dove il fallimento è visto come parte del processo di crescita.
L’iter e le prime reazioni degli Stati membri
La proposta, presentata ufficialmente il 18 marzo, è ora sul tavolo del Parlamento europeo e del Consiglio, con l’ambizione di trovare un accordo entro la fine del 2026. Il percorso non sarà privo di ostacoli, visto che si tratta di un regolamento che richiederà un delicato equilibrio con le legislazioni nazionali, in particolare per quanto riguarda il diritto del lavoro e la tassazione, ambiti su cui Bruxelles assicura che l’iniziativa non avrà impatto diretto. Da Roma, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha parlato di “direzione giusta”, sottolineando però la necessità di accompagnare la semplificazione con programmi europei ambiziosi per mobilitare capitali e con una ridefinizione del venture capital, oltre a mettere in guardia dal rischio di margini interpretativi che vanificherebbero lo standard comune.




