Serbia nel caos: proteste e scontri infiammano Belgrado e altre città
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Redazione Esteri
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Le strade di Belgrado, Novi Sad e Valjevo sono tornate a essere scenario di violenti scontri tra manifestanti incappucciati e le forze dell’ordine, in una spirale di tensioni che sembra non trovare tregua. Sabato 17 agosto, gruppi di giovani con il volto coperto da sciarpe hanno preso di mira edifici governativi e sedi del Partito Progressista Serbo (Sns), formazione del presidente Aleksandar Vucic, lanciando razzi, pietre e petardi contro le strutture simbolo del potere. A Valjevo, città a un centinaio di chilometri dalla capitale, un commando ha assaltato la sede locale del partito, mentre a Belgrado la polizia, schierata in assetto antisommossa, ha risposto con lacrimogeni e idranti.
Le proteste, che ormai da mesi scuotono il paese, affondano le radici nella tragedia di Novi Sad, dove il crollo della tettoia della stazione ferroviaria, lo scorso novembre, causò la morte di 16 persone. Quell’incidente, percepito come l’emblema di un sistema corrotto e incurante della sicurezza pubblica, ha innescato una rabbia popolare che non accenna a placarsi. Nonostante il tempo trascorso, le mobilitazioni si sono radicalizzate, con episodi sempre più violenti che hanno portato a decine di arresti e feriti, tra cui un 25enne rimasto gravemente lesionato negli scontri di venerdì.
Gli obiettivi dei manifestanti, che evitano di identificarsi, non si limitano alle istituzioni: automobili e proprietà private sono finite nel mirino di chi, ormai, sembra aver perso fiducia in qualsiasi forma di dialogo. Le denunce per eccesso di forza da parte della polizia si moltiplicano, così come le immagini di agenti che caricano i dimostranti sotto una pioggia di oggetti contundenti.




