Serbia nel caos: proteste e violenze scuotono Belgrado e altre città

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le strade di Belgrado, Novi Sad e Valjevo, quest’ultima a un centinaio di chilometri dalla capitale, sono state trasformate in campi di battaglia da gruppi di giovani incappucciati che, dopo mesi di tensioni, hanno dato vita a una nuova ondata di scontri con le forze dell’ordine. Obiettivi principali degli attacchi sono stati gli edifici governativi e le sedi del partito Sns, formazione del presidente Aleksandar Vučić, ma non sono mancati danni a proprietà private e veicoli in quello che sembra un escalation senza precedenti.

A innescare la protesta, oltre al malcontento verso un’amministrazione percepita come autoritaria, è stata la tragedia di nove mesi fa, quando il crollo di una tettoia alla stazione ferroviaria di Novi Sad causò la morte di 16 persone. Un episodio che, secondo i manifestanti, ha rivelato negligenze e corruzione, alimentando una rabbia che non si è mai sopita. La repressione, come sottolinea il politologo Viktor Stamenković, si è fatta più dura proprio perché “le autorità sentono di aver perso il controllo”.

Tra gli arrestati figura anche un italiano, Alessio Laterza, residente in Serbia da tre anni, che ha descritto il suo Ferragosto come un incubo. “Sono stato fermato mentre tornavo dal cinema”, ha raccontato, denunciando un uso eccessivo della forza da parte della polizia. La sua testimonianza si aggiunge a quella di decine di altri fermati nelle ultime ore, mentre i reparti antisommossa continuano a presidiare le città.

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