Tommaso Paradiso fermo per il Toscana virus, Pregliasco: "Patogeno da non sottovalutare, può causare meningite"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il cantautore romano Tommaso Paradiso è stato costretto a dare forfait a due importanti appuntamenti musicali in programma all'Arena di Verona, gli 'RTL Power Hits' e i 'Radio Zeta Future Hits', a causa della puntura di un pappatacio che gli ha trasmesso il Toscana virus. Lo ha annunciato lo stesso artista attraverso un post su Instagram, spiegando di essere in via di guarigione ma di non sentirsi ancora al massimo della forma.

Un episodio che ha riacceso i riflettori su un'infezione virale ancora poco conosciuta dal grande pubblico, ma che da decenni circola silenziosamente in Italia e nell'area del Mediterraneo, richiamando l'attenzione degli esperti sulla necessità di non abbassare la guardia, soprattutto nei mesi estivi.

Cos'è il Toscana virus, l'infezione contratta dal cantante

Il Toscana virus (TOSV) è un arbovirus appartenente al genere Phlebovirus, isolato per la prima volta nel 1971 da alcuni esemplari di pappataci raccolti proprio in Toscana, regione dalla quale ha preso il nome. La sua denominazione può trarre in inganno, facendo pensare a una minaccia circoscritta a un'area geografica specifica.

In realtà, come spiega il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'Università degli Studi di Milano, il virus è ormai diffuso in tutta Italia e in molti altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, tra cui Spagna, Francia, Grecia, Portogallo, Croazia, Cipro e Turchia.

La trasmissione all'uomo avviene esclusivamente attraverso la puntura delle femmine dei flebotomi, più comunemente noti come pappataci, piccoli insetti dal volo silenzioso e dalle punture particolarmente fastidiose, che raggiungono il picco di attività nei mesi caldi, tra luglio e settembre.

Sintomi e rischi: dalle forme lievi alla meningite

Il periodo di incubazione del Toscana virus varia generalmente da tre a sette giorni, sebbene in rari casi possa estendersi fino a due settimane. Una volta contratto, il decorso dell'infezione può essere molto variabile.

Nella stragrande maggioranza dei casi, come sottolinea Pregliasco, l'infezione passa del tutto inosservata o si manifesta con sintomi lievi e aspecifici, come febbre, mal di testa, dolori muscolari e un generale senso di malessere, che possono facilmente essere confusi con quelli di un comune virus influenzale estivo. La preoccupazione maggiore, tuttavia, risiede nella sua capacità neuroinvasiva.

In una piccola percentuale di soggetti, il virus può infatti superare la barriera ematoencefalica e raggiungere il sistema nervoso centrale, provocando complicanze serie come meningite, encefalite o meningoencefalite. In questi casi la sintomatologia diventa più severa e specifica, caratterizzandosi da cefalea molto intensa, rigidità nucale, fotofobia, nausea e vomito persistente.

La testimonianza di Pregliasco: "Non va sottovalutato"

Proprio in virtù della possibile evoluzione neurologica, il virologo Fabrizio Pregliasco ha voluto lanciare un messaggio di attenzione, senza per questo creare allarmismi. I casi registrati anche nell'estate 2026, ha spiegato l'esperto, ricordano come il Toscana virus debba ormai essere considerato tra le possibili cause delle meningiti estive, in particolare nelle aree rurali e mediterranee. "Non bisogna creare allarmismo – ha dichiarato Pregliasco – la mortalità è eccezionale e nella maggior parte dei casi l'evoluzione è favorevole.

Ma non va neppure sottovalutato". La sua diffusione è più capillare di quanto si creda: uno studio dell'Istituto Superiore di Sanità ha censito 607 casi autoctoni neuro-invasivi confermati tra il 2016 e il 2023. E i numeri sono in crescita, tanto che nel solo biennio 2022-2023 i casi sono stati 276, con un'incidenza di circa 2,6 volte superiore rispetto al periodo precedente. I dati più recenti, relativi al 2025, parlano di 116 casi accertati, di cui 115 autoctoni, con un decesso purtroppo registrato.

Prevenzione e terapia: come difendersi dal pappatacio

Al momento, come hanno ribadito sia Bassetti che Pregliasco, non esiste una terapia antivirale specifica né un vaccino per prevenire l'infezione da Toscana virus. Il trattamento, nei casi lievi, è esclusivamente sintomatico e si basa su riposo, reintegro idro-salino, antipiretici e antinfiammatori per alleviare la febbre e i dolori, in attesa che il sistema immunitario elimini il virus.

Nei casi più gravi, che comportano un coinvolgimento del sistema nervoso centrale, può rendersi necessario il ricovero ospedaliero per cure più intensive. L'unica vera arma di difesa rimane quindi la prevenzione, che si traduce nell'adozione di misure comportamentali per evitare le punture dei pappataci.

Gli esperti raccomandano l'uso di repellenti cutanei specifici, l'installazione di zanzariere a maglia fine, l'utilizzo di abiti lunghi e chiari nelle ore serali e notturne, e l'eliminazione dei possibili luoghi di riproduzione di questi insetti, che prediligono ambienti umidi e ricchi di materiale organico come cumuli di foglie, pietre e letame.

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