Cos'è il Toscana virus, l'infezione che ha colpito Tommaso Paradiso: sintomi, casi e rischi

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La puntura di un insetto, un pappatacio per l'esattezza, ha costretto Tommaso Paradiso a fermarsi. Il cantautore romano, che aveva raccontato sui social di essere stato punto circa dieci giorni prima e di essere in via di guarigione, ha dovuto rinunciare alla partecipazione live di due eventi, riaccendendo così i riflettori su un'infezione che, sebbene poco nota al grande pubblico, circola in Italia da oltre mezzo secolo.

Il caso del noto artista ha riportato l'attenzione sul Toscana virus, un patogeno che gli infettivologi conoscono bene e che rappresenta una delle principali cause di meningite virale trasmessa da vettori nel bacino del Mediterraneo.

Un virus storico, isolato in Toscana negli anni Settanta

Il Toscana virus (TOSV), nonostante il nome possa trarre in inganno, non è certo una novità per il mondo scientifico. È un arbovirus appartenente al genere Phlebovirus, e deve il suo nome alla regione in cui fu isolato per la prima volta, nel lontano 1971, dai ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità. All'epoca, il virus venne identificato in campioni di flebotomi raccolti proprio in Toscana, una scoperta che ha segnato l'inizio di decenni di studi su questo patogeno.

Oggi il TOSV è considerato endemico in Italia e in gran parte dell'Europa meridionale, con una diffusione che si estende a paesi come Spagna, Francia, Portogallo, Grecia, Croazia e Cipro, ma anche ad alcune nazioni del Nord Africa come Marocco, Tunisia e Algeria. La trasmissione all'uomo avviene esclusivamente attraverso la puntura dei flebotomi, comunemente chiamati pappataci, e non tramite le zanzare, come invece accade per altre arbovirosi più note come il West Nile o la Dengue.

Questi insetti, minuscoli e dal volo silenzioso, sono particolarmente attivi nei mesi caldi, da maggio a ottobre, con un picco di attività che si registra solitamente nel mese di agosto.

L'infezione e i sintomi: dalla forma lieve alle complicanze neurologiche

La maggior parte delle infezioni da virus Toscana, come sottolineato più volte dall'Istituto Superiore di Sanità, decorre in maniera asintomatica o paucisintomatica, passando cioè inosservata o causando disturbi talmente lievi da non richiedere cure mediche. Quando invece l'infezione si manifesta, i sintomi più frequenti includono febbre, forte mal di testa, nausea, vomito e dolori muscolari, un quadro clinico che può facilmente essere confuso con una comune sindrome influenzale.

In una minoranza di casi, tuttavia, il virus può superare la barriera emato-encefalica e raggiungere il sistema nervoso centrale, provocando allora quadri clinici ben più seri come meningite, encefalite o meningoencefalite. In queste evenienze, che richiedono spesso il ricovero ospedaliero, i pazienti possono presentare sintomi come torcicollo, fotofobia, confusione mentale e, in rari casi, complicanze come la sindrome di Guillain-Barré o la paralisi facciale.

Nonostante la gravità che possono assumere queste forme neuroinvasive, gli esperti concordano nel rassicurare sul fatto che i decessi rimangono eventi estremamente rari e che la maggior parte dei pazienti guarisce senza lasciare danni permanenti.

Numeri in aumento: i dati della sorveglianza in Italia

I dati epidemiologici raccolti negli ultimi anni mostrano un incremento significativo delle infezioni neuroinvasive da Toscana virus segnalate in Italia. Un'analisi condotta dall'ISS sui casi registrati tra il 2016 e il 2023 ha contato complessivamente 607 casi, con due decessi. Particolarmente significativo è il dato relativo al biennio 2022-2023, durante il quale è stato registrato quasi il 50% delle notifiche dell'intero periodo considerato.

Nel 2024, i casi autoctoni sono stati 238, mentre nel 2025 i numeri si sono attestati a 115, con un solo caso importato. Stagioni climatiche particolarmente calde, come quelle del 2018, 2022 e 2023, sembrano essere strettamente correlate a un aumento della circolazione del virus, un fenomeno che gli esperti collegano alle condizioni estreme che favoriscono la proliferazione dei pappataci. La regione che, negli ultimi anni, ha registrato il maggior numero di casi autoctoni è l'Emilia-Romagna.

Prevenzione e cure: cosa fare e cosa non c'è

Attualmente, come ha ribadito più volte l'infettivologo Matteo Bassetti, non esiste né un vaccino per prevenire l'infezione né una terapia antivirale specifica per curarla. Le cure, quando necessarie, sono esclusivamente di supporto e mirano ad alleviare i sintomi; nei casi di forme neurologiche più complesse si rende spesso indispensabile il ricovero in ospedale per la gestione del quadro clinico. L'unica arma a disposizione per difendersi è quindi la prevenzione, che si traduce in buone pratiche per ridurre l'esposizione ai pappataci.

L'Istituto Superiore di Sanità raccomanda l'uso di repellenti per insetti, l'utilizzo di zanzariere alle finestre, l'uso di indumenti a maniche lunghe e pantaloni lunghi quando si è all'aperto, soprattutto nelle ore serali e notturne, e la sistemazione in ambienti climatizzati per scoraggiare la presenza degli insetti.

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