Trento, rendita da bilocale al 4,9% mentre il mercato nazionale degli investimenti rallenta leggermente

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’analisi condotta dall’Ufficio studi del gruppo Tecnocasa, che ha preso in esame i contratti di locazione a lungo termine stipulati nel corso del 2025, ha fotografato una situazione piuttosto chiara per quanto riguarda il rendimento degli immobili destinati all’affitto, e il dato che emerge per il capoluogo trentino, dove un bilocale ha fatto segnare un rendimento annuo del 4,9%, si inserisce in un quadro nazionale che vede questo tipo di operazione finanziaria – l’acquisto di un mattone per metterlo a reddito, appunto – in leggero calo di popolarità; se nel primo semestre del 2024, infatti, quasi una compravendita su cinque, il 19,4 per cento per la precisione, veniva realizzata con questo obiettivo, nei primi sei mesi del 2025 la percentuale è scesa al 18 per cento, un segnale che, sebbene non si possa certo parlare di crollo, indica una prudenza maggiore da parte di chi guarda al mercato immobiliare come a un bene rifugio, anche perché, e il caso di Trento lo dimostra, non tutte le tipologie di abitazione rendono allo stesso modo: il trilocale, in quella provincia, si è fermato a un 4,5 per cento, un dato che costringe a riflettere sulla selettività della domanda e sulla necessità, per chi investe, di puntare su tagli e metrature specifiche.

Se si sposta lo sguardo dalla città del Concilio verso la Liguria, e più precisamente verso Genova e la sua provincia, l’analisi del mercato si fa ancora più complessa e stratificata, rivelandosi per quello che è: un ecosistema a due, se non a più, velocità. La fotografia scattata dalla Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali, la Fiaip, e presentata nel corso di quest'anno, restituisce l'immagine di un territorio dove il fascino senza tempo delle località di mare, con i loro prezzi che toccano vette assolute, convive con la realtà più misurata – e a volte decisamente più accessibile – dell'entroterra. È un mercato, quello genovese, che sembra essersi lasciato alle spalle le incertezze che ne avevano caratterizzato l'inizio dell'anno, per approdare a un dinamismo vivace, trainato da nuove logiche di investimento che guardano con sempre maggiore interesse ai flussi turistici, e dunque agli affitti brevi, e a una ritrovata fiducia nel mattone come bene rifugio, sebbene con le dovute distinzioni geografiche: se si passeggia per quartieri come Albaro, Nervi, Foce o Carignano, ci si scontra con una realtà fatta di prezzi sostenuti, quelli che per un'abitazione di 80-90 metri quadri in ottimo stato, magari appena ristrutturata, possono tranquillamente oscillare tra i 3900 e i 4500 euro al metro quadrato, mentre spostandosi appena, magari verso il centro storico o le zone meno blasonate, il quadro cambia radicalmente.

Lusso e investimento: le due anime del mercato genovese

La dicotomia che caratterizza il mercato immobiliare del Genovese emerge con chiarezza non appena si confrontano le quotazioni delle diverse aree. Alle punte altissime di Santa Margherita Ligure e della frazione di Paraggi, che rappresentano un unicum nel panorama ligure per esclusività e costo, fanno da contraltare i valori più contenuti dell'entroterra, ma la vera sorpresa, per chi osserva i flussi di investimento, è la forza che continuano a dimostrare località come Chiavari, Camogli, Sestri Levante, Zoagli e Arenzano, centri che evidentemente hanno saputo coniugare la qualità della vita con la capacità di attrarre capitali, anche esteri, in cerca di rendite sicure o di seconde case da godere nei periodi di vacanza. La città di Genova, dal canto suo, si conferma un mosaico di microrealtà, dove la presenza del mare, la qualità dei collegamenti e lo stato di manutenzione del patrimonio edilizio fanno lievitare o crollare le quotazioni in poche centinaia di metri, e in questo contesto, non si può ignorare il ruolo sempre più preponderante che stanno giocando gli affitti brevi e turistici, una formula che sta letteralmente trainando gli affari e orientando le scelte di chi decide di comprare, spingendo gli investitori a concentrarsi su quelle zone, come il centro storico o i quartieri a ridosso del waterfont, dove la rotazione degli inquilini è alta e la redditività, sebbene più complessa da gestire, può rivelarsi superiore rispetto al classico affitto a lungo termine.

L'analisi di Tecnocasa e il dettaglio delle macroaree cittadine

Scendendo ancora più nel dettaglio, i dati diffusi dall'Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa per la prima parte del 2025 offrono uno spaccato puntuale delle dinamiche in atto nei vari quartieri del capoluogo ligure. Si tratta di un'analisi che, nel suo complesso, registra una lieve flessione media dei prezzi, nell'ordine dello 0,5 per cento, ma che al proprio interno cela tendenze opposte e molto significative. Nell'area che va da Principe a Oregina, ad esempio, si è assistito a un incremento del 3,1 per cento, un dato legato a doppio filo con le prospettive di sviluppo infrastrutturale, come la realizzazione del Terzo Valico, e con la riqualificazione di spazi urbani, come l'ex caserma trasformata in parco; qui, la vicinanza alla stazione ferroviaria attira investitori, spesso provenienti dall'Est Europa, che impiegano capitali inferiori ai centomila euro, puntando su una futura rivalutazione. Al contrario, nella macroarea che comprende Voltri, Pegli e Sestri Ponente, i prezzi hanno mostrato una flessione dell'1,8 per cento, un calo influenzato in larga parte dalla vetustà del patrimonio edilizio di alcune zone come Prà, dove le vecchie case dei pescatori, pur in presenza di un porto turistico e di progetti di riqualificazione, necessitano di interventi talmente importanti da scoraggiare la domanda o da comprimere i valori al ribasso, con prezzi che per le soluzioni da ristrutturare scendono fino a 700-900 euro al metro quadro.

La geografia dei prezzi tra Levante e Ponente

La fotografia scattata dalle analisi di categoria restituisce l'idea di una città che, a seconda che si guardi a levante o a ponente, offre opportunità radicalmente diverse. Se a Quarto e a Quinto i prezzi si mantengono stabili, e a Boccadasse si toccano punte di 4000 euro al metro quadro per le caratteristiche case dei pescatori, amatissime da chi cerca una casa vacanza dal sapore autentico, spostandosi verso est, a Borgoratti, ci si imbatte in una realtà popolare, con prezzi contenuti intorno ai 1000 euro al metro quadro, dove la domanda è trainata dalla vicinanza all'ospedale San Martino e all'università, con investitori che acquistano piccoli appartamenti da affittare a stanza, con canoni mensili che si aggirano tra i 300 e i 350 euro. Scendendo verso il centro, a San Vincenzo e lungo via Venti Settembre, il mercato diventa signorile, con prezzi che per le soluzioni in ottimo stato toccano i 3000 euro al metro quadro, e punte di 3500 per chi può godere di una vista mare, mentre nel centro storico, nonostante un lieve calo per le soluzioni ristrutturate a causa di prezzi inizialmente troppo ambiziosi, continua a concentrarsi la domanda per investimenti finalizzati alla creazione di bed and breakfast o case vacanza, con capitali medi intorno ai 120-130 mila euro, provenienti anche da acquirenti milanesi che guardano con interesse alla città in vista del miglioramento dei collegamenti ferroviari.

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