Pakistan accusa l'India di aver attaccato cinque località: "È un atto di guerra"
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Redazione Esteri
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La tensione tra India e Pakistan, già alle stelle dopo il massacro di 26 turisti indiani in Kashmir lo scorso 22 aprile, è esplosa in un nuovo, pericoloso scontro militare. Nuova Delhi ha confermato di aver lanciato quella che ha definito "operazione Sindoor", colpendo con missili di precisione nove obiettivi nella parte di Kashmir controllata da Islamabad e nel Punjab pakistano. Obiettivo dichiarato: "campi terroristici" legati a The Resistance Front, il gruppo ritenuto responsabile dell’attacco a Pahalgam, dove una folla di turisti – tra cui coppie in luna di miele – era stata sorpresa da uomini armati in uniforme militare.
Il governo pakistano, che nega ogni coinvolgimento nell’attentato, ha respinto le accuse definendo i raid indiani "un atto di guerra" e promettendo una "risposta immediata". Fonti militari di Islamabad hanno riferito che alcune località, tra cui quelle nel Kashmir amministrato dal Pakistan, sono state colpite, anche se non è ancora chiaro l’entità dei danni. "Non ci sarà spazio per la diplomazia se l’India continuerà a violare i confini", ha avvertito un portavoce dell’esercito, mentre i media locali parlavano già di rappresaglie in corso.
La crisi ha attirato l’attenzione internazionale, con il presidente americano Donald Trump che, pur senza prendere posizione netta, ha bollato l’operazione indiana come "una vergogna". "Spero solo che finisca molto presto", ha aggiunto, ammettendo di essere stato informato dei fatti solo all’ultimo momento. Intanto, mentre i due Paesi si scambiano accuse, la regione del Kashmir – divisa tra i due contendenti dal 1947 – torna a essere un polveriere, con migliaia di civili costretti a fuggire dai villaggi lungo la Linea di Controllo.




