Tensione tra India e Pakistan: il cessate il fuoco dopo giorni di escalation

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dopo giorni di attacchi incrociati, India e Pakistan hanno concordato un cessate il fuoco immediato, mediato da Washington, che mette temporaneamente fine a una spirale di violenza iniziata il 7 maggio con un primo raid indiano nel Kashmir. La notizia, annunciata da Donald Trump, arriva poche ore dopo l’ultimo contrattacco pakistano, definito "occhio per occhio", che aveva colpito l’aeroporto di Pathankot e la base aerea di Udhampur in risposta a quella che Islamabad ha chiamato "aggressione".

Le ostilità, riaccese dopo un attentato nel Kashmir indiano che aveva provocato la morte di diversi turisti, hanno visto un’escalation rapida e preoccupante, con l’impiego di droni, artiglieria e missili. Sebbene entrambi i governi abbiano evitato di parlare di guerra aperta, il dispiegamento di truppe verso i confini e i raid aerei hanno alimentato timori di un conflitto più ampio, in una regione dove le due potenze nucleari si fronteggiano da decenni.

Sullo sfondo, emerge la figura di Asim Munir, capo di Stato maggiore dell’esercito pakistano, descritto come un fautore della linea dura. Secondo diverse fonti, sarebbe stato lui a guidare la risposta militare di Islamabad, riducendo il ruolo del primo ministro Shehbaz Sharif nelle decisioni strategiche. Un dettaglio non trascurabile, che spiega in parte la rapidità e la determinazione delle azioni pakistane.

Intanto, l’UNICEF ha espresso profonda preoccupazione per le vittime civili, tra cui numerosi bambini, e per la chiusura delle scuole, che priva migliaia di minori di un luogo sicuro. "Proteggere i bambini è un obbligo sancito dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia", ha ricordato l’organizzazione, sottolineando come il conflitto abbia conseguenze che vanno ben oltre il bilancio militare.

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