Bufera a Pontida per i cori razzisti contro Napoli
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Redazione Interno
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Un autogol, che giunge in un momento politicamente delicato, ha segnato l'edizione di quest'anno del raduno leghista di Pontida. L'atmosfera della tradizionale festa, con i suoi stand regionali e i suoi simboli, è stata infatti offuscata da cori razzisti indirizzati verso Napoli e i suoi abitanti, intonati da una parte dei militanti presenti. Episodi del genere, oltre a riaprire ferite mai completamente sanate nel paese, hanno immediatamente scatenato un'ondata di polemiche, alla quale hanno fatto seguito dure condanne dall'intero schieramento di opposizione.
Roberto Fico, candidato del centrosinistra per le prossime elezioni regionali in Campania, ha definito i fatti "inaccettabili", aggiungendo che un partito che esprime numerosi esponenti istituzionali ha il preciso dovere di presentare delle scuse formali. L'incidente, che rischia di avere ripercussioni sulla campagna elettorale, ha finito per mettere in secondo piano i contenuti stessi del comizio. L'evento, che pure si voleva mostrare come un momento di unità e forza sotto lo slogan "Liberi e forti", ha invece rivelato, a ben guardare, alcune crepe profonde e una certa distanza dalla base storica del movimento.
Sul palco, accanto al segretario Matteo Salvini, spiccava la presenza del generale Roberto Vannacci, la cui retorica si è rivelata ancor più radicale e intransigente. Entrambi hanno toccato i temi cari all'estrema destra, invocando il controverso concetto di "remigrazione"; Vannacci, in particolare, ha riechegiato slogan del passato parlando di "invasione" e riproponendo l'idea di essere "padroni a casa nostra". La calorosa accoglienza riservatagli dal pubblico ha offerto l'impressione di un partito in netto slittamento verso posizioni estreme, un'evoluzione simbolicamente confermata anche dalla scelta degli ospiti stranieri presenti.




