O Gran Camiño, la prima volta di Alessandro Pinarello: il trevigiano batte Yates e Nordhagen sul Monte Trega
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Redazione Sport
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Nell’ascesa finale verso il Monte Trega, cuore pulsante della quinta edizione del O Gran Camiño 2026, il ciclismo italiano ha trovato un nuovo interprete capace di trasformare la promessa in realtà compiuta. Alessandro Pinarello, classe 2003, ha atteso il momento più opportuno – quello in cui le gambe dei grandi favoriti cominciavano a cedere sotto il peso della settimana spagnola – per piazzare lo scatto che vale una carriera, e l’ha fatto tagliando per primo il traguardo della frazione conclusiva davanti al norvegese Jørgen Nordhagen e al britannico Adam Yates, quest’ultimo già certo della maglia gialla di leader. Una vittoria, la sua prima da professionista nel circuito World Tour, che sa di investitura ufficiale per un ragazzo che fino a un mese fa, alla Tirreno-Adriatico, si era limitato a sfiorare i piani alti della classifica senza ancora osare il colpo grosso.
La strategia della pietra e la gestione del tratto decisivo
L’ultima tappa, lunga e insidiosa come poche nel panorama delle corse a tappe brevi, non si è risolta in un semplice testa a testa fra scalatori puri. A fare la differenza, come ha raccontato lo stesso Pinarello ai microfoni al termine della gara, è stata la conoscenza meticolosa del percorso: l’azzurro della NSN Cycling Team ha saputo posizionarsi con una lucidità chirurgica nel tratto in pavé noto come “Via crucis”, quello dove le ruote slittano e le gerarchie saltano. “Adam ha fatto un grande ritmo lungo la salita – ha spiegato il veneto – ma io sapevo che era necessario entrare primo, o al massimo secondo, nel tratto con le pietre. Sono riuscito a farlo e poi ho dato tutto fino alla linea d’arrivo”. Una scelta, quella di bruciare il fiato prezioso prima dello sprint finale, che ha premiato la sua capacità di leggere la gara meglio di avversari ben più esperti.
Un podio che vale una stagione e il ritorno alla Corsa Rosa
Il successo di tappa, per quanto eclatante, non racconta da solo la settimana perfetta di Pinarello. Grazie a questo scatto sul traguardo, il corridore classe 2003 ha infatti agganciato anche il terzo gradino del podio nella classifica generale finale, arrampicandosi alle spalle di Yates e Nordhagen con un distacco complessivo di 48 secondi dal leader. Un risultato che acquista un peso specifico ancora maggiore se letto in controluce rispetto al recente passato: dodici mesi fa, Pinarello aveva dovuto abbandonare il Giro d’Italia dopo soli cinque giorni a causa di uno scafoide rotto, un infortunio che lui stesso ha definito “devastante” e che lo costrinse a tornare a casa in treno con la disperazione addosso. Oggi, forte di questa rinascita, il trevigiano guarda già al futuro: nel programma sono segnate la Liegi-Bastogne-Liegi del 26 aprile e, subito dopo, la partenza del Giro d’Italia 2026, dove punta a rifarsi dell’anno nero.
L’intervista ritrovata: crescere, mangiare bene e sognare in grande
Proprio in questi giorni, mentre la polvere del O Gran Camiño si posava sulle strade galiziane, una vecchia intervista concessa da Pinarello alla stampa specializzata è tornata alla luce quasi come una profezia autoavveratasi. In quell’occasione, il giovane corridore aveva raccontato senza filtri il lavoro certosino sulla nutrizione, il tentativo di limare “un chiletto” in vista degli appuntamenti di maggio e la necessità di trovare l’equilibrio giusto per non sprecare le energie. “Vincere una corsa era e rimane il mio obiettivo per questo 2026 – aveva dichiarato poche settimane fa – la squadra mi aiuterà e questo mi motiva ulteriormente. Diciamo che dopo questo inizio di stagione ho una maggiore convinzione di poterci riuscire”. Obiettivo raggiunto con largo anticipo, insomma, e con la consapevolezza che quella di Monte Trega potrebbe essere solo la prima di una lunga serie.




