Brasile vieta il foie gras, seconda nazione al mondo dopo l'India: in vigore tra 180 giorni
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Redazione Esteri
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Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha firmato la legge che segna una svolta epocale per la gastronomia mondiale e la tutela degli animali: il Brasile, seconda potenza dell'allevamento globale, ha messo al bando la produzione e la commercializzazione del foie gras su tutto il territorio nazionale.
La norma, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, porta la firma del capo dello Stato e sancisce la fine di un'attività considerata ormai incompatibile con i moderni standard etici, decretando così il passaggio del Paese sudamericano a un ruolo di primo piano in una battaglia che da anni divide l'opinione pubblica internazionale.
Il testo della legge e l’entrata in vigore
Il provvedimento, identificato come Legge 15.475 del 23 luglio 2026, non si limita a vietare un singolo alimento, ma colpisce alla radice il metodo di produzione. L'articolo 1 stabilisce chiaramente che è proibita "in tutto il territorio nazionale la produzione e la commercializzazione di qualsiasi prodotto alimentizio ottenuto mediante un metodo di alimentazione forzata degli animali".
Il testo menziona espressamente il foie gras, definendolo come il fegato grasso di anatra o oca, ma la portata del divieto è volutamente generica per evitare qualsiasi interpretazione restrittiva che possa lasciare spazio a eccezioni, e la norma entrerà in vigore solo dopo un periodo di grazia di 180 giorni dalla pubblicazione, concedendo così un'ultima finestra temporale per adeguarsi alle nuove disposizioni.
La definizione di maltrattamento e le pene previste
Il cuore della disputa, e della nuova legge, risiede nella definizione di alimentazione forzata – o gavage – considerata dalla legislazione come una pratica equiparabile a maltrattamento animale. Per la norma si tratta di qualsiasi metodo, manuale o meccanico, che costringa l'animale a ingerire cibo oltre il suo naturale senso di sazietà, utilizzando strumenti per introdurre il nutrimento direttamente nella gola o nell'esofago.
Le sanzioni per i trasgressori sono pesanti, prevedendo pene detentive che vanno da tre mesi a un anno, oltre a multe e ad altre sanzioni amministrative previste dalla legge sui crimini ambientali, un chiaro segnale della severità con cui il governo intende trattare la questione.
La reazione della Francia e il nodo diplomatico
La decisione, accolta con favore dalle associazioni animaliste come Animal Equality che hanno sostenuto la campagna per oltre sei anni, ha invece scatenato le critiche della Francia, paese simbolo per eccellenza della produzione di questa prelibatezza.
L'industria francese, attraverso il Comité interprofessionnel des palmipèdes à foie gras, ha definito la misura come una potenziale "prima violazione" dell'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur, chiedendo un intervento diplomatico per scongiurare quello che considerano un pericoloso precedente per altri prodotti agricoli europei. Nonostante le pressioni diplomatiche, che si erano già fatte sentire ad aprile dopo l'approvazione parlamentare, Lula ha scelto di non opporre il veto, sottolineando l'unanimità del Congresso sul provvedimento.
Un mercato di nicchia e un precedente globale
Sul piano strettamente economico, l'impatto del divieto sul mercato brasiliano appare limitato: secondo le stime, il giro d'affari annuo è di poco meno di un milione di euro, concentrato principalmente in ristoranti di fascia alta e importatori, e gli allevamenti dedicati a questa produzione sono pochissimi. Il vero significato di questa legge, tuttavia, risiede nella sua portata simbolica e nella rigidità del provvedimento.
Il Brasile si unisce così al ristretto club delle nazioni che vietano contemporaneamente produzione e vendita, seguendo l'esempio dell'India e diventando il primo paese dell'America Latina a farlo tramite una legge federale, una posizione molto più severa rispetto a quella di molti stati europei che limitano la produzione ma permettono la commercializzazione.
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