Bitcoin e Ethereum nel vortice rosso, MSTR crolla in borsa dopo il discorso di Warsh a Jackson Hole

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non c'è stata nemmeno una vera e propria reazione immediata, poi però qualcosa si è inceppato e il mercato crypto è scivolato in un baratro di vendite che ha spazzato via in pochi minuti gran parte dei guadagni delle ultime sedute.

Bitcoin ha accusato un ribasso improvviso e significativo, ma a farne le spese in termini percentuali è stato soprattutto Ethereum, mentre il titolo Strategy – la società di Michael Saylor, ormai diventata un proxy per eccellenza dell'intero settore – ha perso oltre il 7% nel giro di poco tempo, un movimento che ha subito attirato l'attenzione degli operatori più navigati.

Il tutto mentre a Jackson Hole, dove si è concluso il simposio annuale dei banchieri centrali, il presidente della Federal Reserve Kevin Warsh teneva un discorso che molti hanno giudicato "falco a metà", né troppo accomodante né realmente restrittivo, e che tuttavia non aveva scosso più di tanto gli animi fino a quel momento.

La mossa degli orsi dopo le parole della Fed

È stato proprio il momento successivo all'intervento di Warsh – e con un timing che ha fatto sollevare piú di un sopracciglio tra gli analisti – a innescare una pressione ribassista che ha travolto le principali criptovalute, amplificando al contempo le flessioni già in atto sui listini azionari statunitensi. Gli indici di Wall Street, è vero, viaggiavano in territorio positivo prima del discorso e hanno retto senza particolari scossoni, con l'S&P 500 che aveva toccato un massimo a 7.771,48 punti, il livello piú alto dal 17 agosto, per poi assestarsi in un range compreso tra 7.816,70 e 7.639,01. I trader, in questo quadro, osservavano con attenzione il comportamento del benchmark intorno al pivot di 7.727,86, una linea che potrebbe determinare se i rialzisti riprenderanno fiato per un nuovo assalto o se, al contrario, le prese di profitto e le vendite allo scoperto prevarranno spingendo l'indice a testare il minimo intraday di 7.706,11.

I mercati azionari tengono, le criptovalute affondano

Mentre il comparto azionario dimostrava una solidità di fondo che ha consentito alle borse europee di chiudere senza particolari affanni – con Milano in rialzo dello 0,67% e un titolo come Bper che metteva a segno un +2,2%, mentre Unipol cresceva dell'1,2% – il mondo delle cripto sembrava invece seguire una logica diversa, quasi slegata dal sentiment generale.

L'ultima seduta della settimana, peraltro, era già stata segnata da diversi elementi di tensione: da un lato la trimestrale di Nvidia, il colosso dei chip che tiene banco sui mercati da giorni, dall'altro i dati Pce americani diffusi mercoledì, che hanno riportato alla ribalta il nodo dell'inflazione e dei prezzi ancora elevati negli Stati Uniti, alimentando il timore di una possibile nuova stretta sui tassi da parte della Federal Reserve.

E proprio questo scenario, in cui l'inflazione si dimostra piú appiccicosa del previsto, ha fornito agli orsi l'occasione per tentare la mossa della disperazione su un mercato che già mostrava segni di fragilità dopo le recenti impennate.

Il nodo politico dietro il discorso di Warsh

Ma la posta in gioco del discorso di Warsh a Jackson Hole, va detto, non era solo quella di offrire indicazioni sui tassi d'interesse o sul costo del denaro: dietro quelle parole si giocava una partita ben piú ampia, che riguarda l'autonomia stessa della Federal Reserve come istituzione indipendente e il suo ruolo in un sistema politico sempre piú polarizzato.

Il presidente della Fed, in questo senso, ha superato la prova solo a metà, secondo l'opinione di molti osservatori, perché se da un lato ha cercato di mantenere un profilo tecnico e prudente, dall'altro non ha potuto evitare di inserirsi in un dibattito che inevitabilmente sconfina nel rapporto con l'amministrazione Trump e con le pressioni che provenivano dalla Casa Bianca.

La prospettiva di uno scontro aperto con il presidente – che da tempo preme per una politica monetaria piú accomodante in vista delle prossime scadenze elettorali – resta sullo sfondo e contribuisce a rendere ogni parola del governatore un evento scrutato non solo dagli economisti, ma anche dagli operatori politici e dai mercati finanziari.

Strategy e il tracollo che amplifica la crisi crypto

In questo contesto, il crollo del titolo Strategy – che ha toccato un ribasso superiore al 7% in pochi minuti – ha assunto un valore quasi simbolico, perché la società guidata da Saylor rappresenta ormai un termometro delle aspettative sull'intero ecosistema delle criptovalute, data la sua esposizione massiccia al Bitcoin e la strategia di accumulo che ne ha fatto un caso unico nel panorama finanziario globale.

La concomitanza con lo scarico generalizzato su Bitcoin ed Ethereum ha alimentato l'ipotesi di un venditore unico o di una serie di ordini algoritmici attivati a scaglioni, ma al momento non ci sono conferme in tal senso e gli analisti preferiscono guardare ai dati tecnici piuttosto che a teorie complottistiche.

Quel che è certo è che il movimento di oggi ha cancellato in pochi minuti settimane di lenta risalita e ha rimesso in discussione i livelli di supporto chiave per entrambe le criptovalute, con il mercato che ora si interroga sulla tenuta delle posizioni lunghe e sulla possibilità che questa correzione possa estendersi anche nei prossimi giorni, magari in concomitanza con la chiusura mensile e con i flussi istituzionali che tradizionalmente caratterizzano gli ultimi giorni di agosto.

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