Fisco, lo strategha del recupero mirato tra lettere di compliance e rottamazione quinquies

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La macchina dell’Agenzia delle Entrate, in questo avvio di 2026, ha messo a punto una strategia che mira a coniugare l’attività di prevenzione con l’incasso effettivo di quanto dovuto dai contribuenti, e lo fa attraverso un doppio binario operativo: da un lato, l’invio massiccio di comunicazioni per sollecitare la rettifica spontanea delle dichiarazioni; dall’altro, un affinamento degli strumenti di riscossione coattiva, reso possibile dall’utilizzo sempre più pervasivo delle banche dati in possesso dell’amministrazione finanziaria -2-5.

L’obiettivo dichiarato, peraltro, non è quello di inondare i contribuenti di atti impositivi fine a sé stessi, bensì quello di instaurare un dialogo – se così vogliamo definirlo – che porti a un adempimento spontaneo. Si parla, per l’esattezza, di circa due milioni e quattrocentomila lettere di compliance che l’Agenzia guidata da Vincenzo Carbone si appresta a spedire nel corso dell’anno -5-8. Queste comunicazioni, lungi dall’essere tutte delle contestazioni formali, fungeranno in molti casi da semplici promemoria: un avviso, per esempio, per chi ha dimenticato di presentare la dichiarazione dei redditi o per quelle partite Iva che non hanno inviato le comunicazioni periodiche dovute, con l’intento di favorire una correzione del tiro prima che la situazione degeneri in un vero e proprio contenzioso -5. Il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, intervenuto sulla questione, ha voluto precisare come questa attività non rappresenti una “pesca a strascico” indistinta, quanto piuttosto un’azione mirata, resa possibile dall’interoperabilità di duecento banche dati diverse che consentono di incrociare le informazioni e individuare con precisione le anomalie, senza dover necessariamente ricorrere a controlli invasivi e prolungati nelle aziende -3.

L’evoluzione tecnologica e il nodo della riscossione

Il salto di qualità, per l’amministrazione finanziaria, è rappresentato dall’impiego massiccio della tecnologia, una tecnologia che rimane comunque governata dall’uomo, e che permette di superare i vecchi metodi di controllo tradizionali. In questo quadro si inserisce la novità normativa, introdotta con l’ultima legge di Bilancio, che promette di rivoluzionare il sistema dei pignoramenti presso terzi: l’Agenzia delle Entrate potrà ora mettere a disposizione dell’Agenzia della Riscossione l’immenso archivio delle fatture elettroniche, un patrimonio informativo che conta circa due miliardi e mezzo di documenti. L’obiettivo è quello di intercettare i crediti commerciali vantati dai debitori iscritti a ruolo, bloccando i pagamenti alla fonte, prima ancora che questi entrino nella disponibilità del contribuente moroso. Si tratta di un cambio di paradigma significativo, se si considerano i deludenti risultati del 2024, anno in cui, su seicentomila procedure di pignoramento avviate, meno di una su quattro è andata a buon fine, generando un incasso complessivo di circa un miliardo e trecento milioni di euro, ma anche costi di gestione elevatissimi per procedure spesso inutili. La possibilità di accedere a questi dati, elaborati in forma aggregata, dovrebbe consentire di raddoppiare l’efficacia delle azioni esecutive, portando il tasso di successo dal 22,3% a oltre il 44%, con recuperi aggiuntivi stimati, a regime, in circa centoquaranta milioni di euro annui.

La quinta edizione della rottamazione e le sue aspettative

Parallelamente all’inasprimento dei controlli, il governo porta avanti anche la sua politica di definizione agevolata delle vecchie pendenze, con la cosiddetta rottamazione-quinquies, la cui domanda può essere presentata fino al prossimo 30 aprile. Questa nuova edizione della pace fiscale, tuttavia, si presenta con caratteristiche diverse rispetto al passato: è incentrata prevalentemente su coloro che hanno dichiarato il dovuto ma non hanno provveduto al versamento, e il suo perimetro di applicazione risulta piuttosto circoscritto, riguardando i carichi affidati all’agente della riscossione dal 2000 al 2023. Le stime di incasso, in effetti, sono contenute se paragonate alle precedenti sanatorie: si parla di un massimo atteso di nove miliardi di euro, una cifra che sconta anche la possibilità di rateizzare il debito in un massimo di cinquantaquattro rate bimestrali, con un orizzonte temporale che si spinge fino al 2035.

Lo stesso Maurizio Leo, intervistato da Bruno Vespa, ha affidato al “buon cuore dei contribuenti” le speranze di buon esito dell’operazione, sottolineando come l’adesione sia comunque nel loro interesse, vista la possibilità di sanare la propria posizione senza corrispondere sanzioni e interessi di mora -4. Resta, sullo sfondo, il dato strutturale di un’evasione che continua a rappresentare un’emorragia per le casse dello Stato – oltre settantadue miliardi l’anno – e la consapevolezza che, come dimostrato dai recuperi del 2024, solo una parte minima del credito erariale si trasforma effettivamente in denaro contante nelle casse pubbliche. La sfida, per il fisco, è tutta qui: trasformare la capacità di individuare gli evasori in effettiva capacità di incasso, senza disperdere risorse in procedure inutili.

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