L'impresa di Franzoni a Kitzbuehel, una promessa mantenuta per l'amico Franzoso
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Redazione Sport
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L’emozione, che gli faceva tremare le gambe ancora dopo l’arrivo, era talmente forte da spingerlo a definire la sua gara “una follia”. Giovanni Franzoni, mentre affrontava il tracciato leggendario della Streif, aveva ben chiaro in testa il ricordo di Matteo Franzoso, il fraterno compagno di squadra scomparso pochi mesi fa in un incidente in Cile. “Alla partenza pensavo a lui – ha raccontato il ventiquattrenne di Manerba del Garda –, perché un anno fa, in questo stesso posto, dividevamo la stanza d’albergo”. La vittoria nella discesa libera di Kitzbuehel, considerata da molti atleti un traguardo persino più ambito di una medaglia olimpica, assumeva così il valore di una promessa mantenuta, un messaggio lanciato verso un amico che non c’è più. Una dedica carica di un sentimento personale profondissimo, che ha trovato un’ulteriore spinta anche nel sostegno ricevuto da un altro campione italiano, Jannik Sinner, il quale gli ha inviato un messaggio di incoraggiamento prima della gara.
Un legame gemellare oltre il traguardo
La gioia per il trionfo, che ha scatenato l’entusiasmo degli appassionati italiani dello sci, è stata condivisa in tempo reale con la persona forse più vicina a Franzoni, suo fratello gemello Alessandro. Quest’ultimo, come ha riferito, stava seguendo la discesa dallo smartphone quando ha ricevuto la chiamata del vincitore, il quale gli urlava “Corri Ale, vieni a Kitz!”. Un invito al quale non ha potuto resistere, mettendosi immediatamente in viaggio in auto da Madonna di Campiglio per raggiungere il luogo della festa. Tra i due esiste un legame speciale, cementato da una vita passata insieme e da una sana rivalità sportiva che li ha visti, da bambini, confrontarsi spesso sulle piste. “Quando eravamo piccoli – ha ricordato Alessandro con affetto – io lo battevo e lui ci restava male”. Ora, a distanza di anni, la felicità per il successo del gemello è stata totale e indistinta, vissuta con la stessa intensità come se avesse vinto lui stesso.
La progressione di una stagione da sogno
Quello di Kitzbuehel non rappresenta, peraltro, un episodio isolato o un fuoco di paglia nella carriera del giovane atleta italiano. La sua stagione, al contrario, è stata costellata da prestazioni di altissimo livello che lasciavano presagire un exploit di questa portata. Già a dicembre, infatti, Franzoni aveva conquistato il terzo posto nel superG della Val Gardena, piazzamento che aveva messo in luce le sue qualità di discesista puro. Pochi giorni fa, poi, nel tempio dello sci veloce di Wengen, aveva colto la sua prima vittoria in Coppa del Mondo sempre in superG, a cui aveva fatto seguito un altro podio, un terzo posto, nella discesa libera. Una progressione in costante ascesa, quindi, che ha trovato il suo apice naturale sulla pista più temuta e rispettata del circo bianco, dove pochi eletti possono fregiarsi di essere stati i più veloci.
Il significato di un nome nell'albo d'oro
Entrare nell’albo d’oro della Streif di Kitzbuehel significa iscrivere il proprio nome accanto a quello dei più grandi specialisti di tutti i tempi, in una lista che per prestigio, nello sci alpino, non ha molti eguali. Franzoni, che all’inizio di questa annata partiva ancora con il pettorale numero 60, è riuscito in poche settimane a compiere un balzo che lo ha portato prima alla vittoria a Wengen e poi al trionfo assoluto in Austria. Un percorso sorprendente, che lui stesso ha definito “incredibile”, e che testimonia una maturità tecnica e mentale fuori dal comune. Vincere in quel contesto specifico, del resto, non è solo una questione di talento atletico ma anche di capacità di gestire pressioni enormi e di confrontarsi con una storia che, da sola, incute rispetto. Il suo successo, dedicato a un amico e condiviso con un fratello, assume così i contorni di una vicenda umana e sportiva destinata a rimanere negli annali.




