Cia Abruzzo: “Servono trasporti e alloggi legali per fermare il caporalato”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ennesima, tremenda vicenda – quella dei quattro braccianti arsi vivi all’interno di un minivan ad Amendolara, nel Cosentino – ha riacceso i riflettori su una piaga che, nonostante gli sforzi repressivi, continua a insanguinare le campagne italiane. A quasi dieci anni dall’introduzione della legge 199 del 2016, che ha riscritto il reato di intermediazione illecita e rafforzato gli strumenti punitivi come la confisca dei beni, il fenomeno dello sfruttamento lavorativo sembra tutt’altro che debellato.

Anzi, la cronaca ci restituisce il ritratto di un sistema che uccide, sia attraverso la violenza brutale dei caporali sia attraverso l’indifferenza logistica che costringe i lavoratori a vivere in condizioni disumane.

Lo squilibrio della legge: troppa repressione, poca prevenzione

È in questo contesto che si inserisce la netta presa di posizione della Cia-Agricoltori Italiani Abruzzo, i cui vertici, raccolti attorno al presidente Nicola Sichetti, hanno voluto ribadire un concetto spesso dimenticato nel dibattito pubblico: "Per sconfiggere il caporalato non basta la sola repressione". Secondo l’organizzazione, la normativa attuale resta pericolosamente sbilanciata verso la fase successiva al reato, mostrando il fianco per quanto riguarda la prevenzione e l’organizzazione alternativa sul territorio.

In pratica, si interviene quando il danno è già fatto – spesso quando è troppo tardi – mentre risultano ancora carenti, se non del tutto assenti, quelle strutture in grado di offrire una via d’uscita credibile alla mediazione illecita.

Alloggi e trasporti: le due leve per spezzare la catena dello sfruttamento

Se il caporale è riuscito a ritagliarsi un ruolo centrale, lo deve anche alla sua capacità di offrire un “pacchetto completo” che va oltre la semplice paga oraria. È lui, molto spesso, a organizzare il trasporto con furgoni fatiscenti – quelli che finiscono regolarmente sui giornali per incidenti mortali – e a procurare gli alloggi, per quanto degradanti, nelle baraccopoli periferiche o nei ghetti di lamiera. Per togliergli terreno, la Cia Abruzzo propone quindi un intervento chirurgico su questi due fronti: garantire trasporti legali e soluzioni abitative dignitose.

Solo rendendo la legalità più "conveniente" e meno burocratica – spiega Sichetti – si potrà sperare di arginare il fenomeno, dato che le procedure attuali per l’ingresso dei lavoratori stagionali restano lente e scollegate dalle reali esigenze delle campagne, come quelle dell’ortofrutta del Fucino o della viticoltura.

Il superamento del click day e i “corridoi verdi” per le associazioni

Un altro nodo cruciale toccato dal sindacato degli agricoltori riguarda le modalità di ingresso della manodopera straniera. La richiesta, in questo caso, è chiara e diretta: superare il meccanismo del “click day”, spesso finito al centro di inchieste giudiziarie per frodi e intermediazioni fittizie, e procedere a una riforma strutturale del decreto flussi. L’obiettivo è legare gli ingressi alla reale stagionalità delle colture, adottando procedure semplificate e istituendo dei veri e propri “corridoi verdi” per le istanze presentate dalle associazioni di categoria.

In quest’ottica, la Rete del lavoro agricolo di qualità andrebbe trasformata da un semplice “bollino” reputazionale a una cabina di regia territoriale operativa, capace di monitorare e gestire reclutamento, trasporti e alloggi in collaborazione con prefetture, enti bilaterali e ispettorati.

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