Papa Leone XIV si trasferisce nella mansarda del Palazzo apostolico, scegliendo una residenza sobria accanto ai suoi collaboratori.

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È ormai imminente, stando alle comunicazioni della Sala Stampa, il trasferimento di papa Leone XIV negli appartamenti del Palazzo apostolico vaticano, dove i lavori di ristrutturazione stanno volgendo al termine. Il Pontefice, come ha confermato il direttore Matteo Bruni, «intende utilizzare come abitazione gli spazi a disposizione dei suoi predecessori, per sé e per i suoi più stretti collaboratori», una scelta che segna un ulteriore distacco dalla residenza di Casa Santa Marta scelta dal suo predecessore. Tale decisione, se da un lato ha deluso chi auspicava un pieno ritorno all’Appartamento storico pontificio, dall’altro si configura come una soluzione personale e meditata, in linea con uno stile di vita improntato alla sobrietà.

Una scelta di vita essenziale e condivisa

La nuova dimora del Papa, infatti, non sarà quella sontuosa e tradizionale che ospitò figure come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, bensì una mansarda di colore bianco, un tempo riservata ai segretari dei Pontefici, situata tra la loggia dell’Angelus e il tetto dell’edificio. Un ambiente dall’arredamento essenziale, come riportano fonti ben informate, che però dispone di una piccola palestra privata a pochi passi dalla stanza da letto. In quegli stessi locali, appositamente ristrutturati, andranno ad abitare anche i due segretari personali del Pontefice, il peruviano don Edgard Iván Rimaycuna e l’italiano don Marco Billeri, in una scelta di condivisione degli spazi che ricorda la vita comunitaria.

La rottura con Francesco e le ragioni di un cambio

Questo trasloco, atteso nelle prossime settimane, rappresenta un significativo cambio di passo rispetto all’esperienza di papa Francesco, il quale aveva motivato la propria scelta di rimanere a Casa Santa Marta con la volontà di evitare un isolamento percepito come negativo per il proprio equilibrio. «Mi sentirei troppo isolato», aveva dichiarato ai giornalisti, definendo quasi in termini di necessità personale quella che era stata una rottura decisa con secoli di consuetudine. Leone XIV, al contrario, pur non riprendendo integralmente la tradizione, opta per una collocazione all’interno del Palazzo apostolico, seppur in spazi non canonici, avvicinandosi fisicamente al cuore istituzionale della Santa Sede ma mantenendo una dimensione quotidiana raccolta e informale.

Tra tradizione e personali esigenze

La scelta abitativa di un pontefice, al di là delle apparenze, non è mai un fatto meramente privato, poiché riflette una certa idea di pontificato e di relazione con la Curia e con il mondo. La permanenza a Casa Santa Marta aveva simbolicamente accentuato un’idea di papato “in uscita” e di vicinanza, mentre il ritorno nel Palazzo, seppur in mansarda, potrebbe essere letto come un riavvicinamento a una certa dimensione istituzionale. Tuttavia, la scelta di condividere gli spazi con i collaboratori più diretti e di preferire un alloggio senza sfarzi tradisce l’impronta del religioso agostiniano, abituato a una vita comunitaria e ascetica, e sembra voler conciliare l’esigenza di prossimità con i suoi con quella di una presenza stabile nel luogo simbolo del governo della Chiesa.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.