Live Nation colpevole di monopolio illegale, la giuria di New York condanna il gigante dei concerti

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Quattro giorni di deliberazioni e un’istruttoria durata due anni hanno portato a una svolta epocale per l’industria musicale mondiale: ieri, 15 aprile, il tribunale federale di New York ha stabilito che Live Nation Entertainment, insieme alla sua controllata Ticketmaster, ha operato come un monopolio illegale nel mercato statunitense degli eventi dal vivo. La giuria, componendo un puzzle giudiziario complesso, ha dato ragione a una coalizione bipartisan di procuratori generali di 34 stati, i quali avevano accusato il colosso – lo stesso che possiede e gestisce centinaia di venue e controlla le carriere di oltre 400 artisti – di aver soffocato sistematicamente la concorrenza, imponendo di fatto un regime di prezzi arbitrari a danno dei fan.

Le pratiche sleali e il meccanismo del monopolio

Durante il processo, durato cinque settimane, è emerso un quadro impietoso delle tattiche adottate dal gruppo: Ticketmaster, secondo l’accusa sostenuta dalle procure statali, detiene un controllo schiacciante sul mercato della biglietteria per le grandi arene, mentre Live Nation impone agli artisti che vogliono esibirsi nei suoi anfiteatri – i più redditizi del circuito – di utilizzare forzatamente i suoi servizi di promozione. Un avvocato degli stati querelanti, nel corso dell’arringa finale, non ha esitato a definire Live Nation un "bullo monopolistico", capace di alzare i prezzi a piacimento e di escludere dal mercato rivali come SeatGeek o AXS. La giuria, in particolare, ha quantificato il danno economico diretto per i consumatori, stabilendo che Ticketmaster ha applicato un sovrapprezzo di 1,72 dollari per ogni singolo biglietto venduto in 22 stati.

Il ruolo del governo e la scelta degli stati

La vicenda giudiziaria, avviata sotto l’amministrazione Biden, ha subito una brusca accelerazione a marzo, quando il Dipartimento di Giustizia dell’amministrazione Trump ha raggiunto un accordo separato con Live Nation. Quell’intesa prevedeva il pagamento di una multa da 280 milioni di dollari e la cessione di alcuni anfiteatri minori, ma una trentina di stati – tra cui New York, California e Texas – hanno ritenuto quelle concessioni del tutto insufficienti per smantellare il dominio del colosso. Hanno quindi deciso di proseguire il processo in autonomia, una scelta che si è rivelata vincente e che ora costringe Live Nation a guardare in faccia una realtà ben più dura: la condanna per violazione delle leggi antitrust federali e statali.

Le possibili conseguenze e la replica dell’azienda

Ora la palla passa al giudice Arun Subramanian, il quale dovrà presiedere una fase separata del processo per determinare le sanzioni. Si parola di cifre che potrebbero ammontare a centinaia di milioni di dollari, ma il vero nodo è rappresentato dai "rimedi strutturali": il tribunale potrebbe costringere Live Nation a vendere parte dei suoi asset o addirittura a separarsi completamente da Ticketmaster, un esito che i pubblici ministeri statali intendono perseguire con decisione. Live Nation, dal canto suo, ha già annunciato tramite una nota ufficiale che presenterà ricorso, sostenendo che il verdetto del giurati "non è l'ultima parola" sulla vicenda.

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